Titolo: Titolo della musica
Antica Preghiera Egizia
(XXV sec. a.C.)

La morte non è che la soglia di una nuova vita...
oggi noi viviamo, e così sarà ancora...
sotto molte forme noi torneremo.

 

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Anonimo Egiziano
(XII sec. a.C.)

Guarda ...... fiordalisi !
Il mio cuore appartiene a te
come il fiordaliso al grano.
Ogni cosa che tu vorrai,
tra le tue braccia poserò.

Tu, immagine del mio desiderio,
sei un balsamo per gli occhi.
Vedere te, al mio sguardo dà luce
e ti stringo forte a me
per sentire meglio il tuo amore,
tu, sposa del mio cuore.

Come è bella quest'ora !
Potesse - fra le tue braccia -
perdurare in eterno.
Tu mi facesti rinascere il cuore,
e ora, se gioisce o se piange,
non andare mai via da me, mai !

 

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Saffo
(poetessa greca, VII sec. a.C.)

A me pare simile a un dio
colui che siede a te davanti,
e da vicino gusta
la dolcezza del tuo sorriso.

Subito nel mio petto il cuore
si agita e solo che ti guardi
la voce più non viene,
ché la lingua è muta.

Un fuoco sottile mi corre
sotto pelle e gli occhi più
non vedono; rombano gli orecchi
e in sudore tutta mi sciolgo.

Un tremore mi afferra
e dell'erba più verde divento
e quasi mi credo
vicino alla morte...

 

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Simònide di Cèo (gr. Simonídes)
(poeta greco, 556 a.C. - 468 o 467 a.C.)

Uomo, non dire mai cosa avverrà domani,
né, se vedi altro felice, quanto tempo lo sarà,
ché neppure il volo ad ali distese della mosca
sarà così veloce come il mutare delle vicende umane.

 

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Pindari Razi
(poeta persiano, XI sec. d.C.)


Sono due i giorni che non devi fuggire la morte:
quando non ti è destinata, e quando è giunta l'ora -
il giorno che è destinata, a nulla ti serve fuggire;
e se non è destinata, la morte non può colpire.

 

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Omar Khayyâm
(poeta persiano, 1048 - 1131)

- Fiori morti -


Qui una voce sembra fiorisca
nell'incanto della brezza notturna
e noi, soli nel buio spento
in attesa del risveglio che verrà.

Pensieri inseguono pensieri
perduti a volte
nel vuoto spettro della notte,
fiori morti nel nostro gelo.

 

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Dante Alighieri
(1265 - 1321)


- La Divina Commedia -
Inferno, Canto V, 97-142

"Siede la terra, dove nata fui,
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi vita ci spense."
Queste parole da lor ci fur porte.

Quand'io intesi quell'anime offense,
chinai 'l viso, e tanto il tenni basso,
fin che 'l poeta mi disse: "Che pense?"

Quando rispuosi, cominciai: "Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!"

Poi mi rivolsi a loro, e parla' io,
e cominciai: "Francesca, i tuoi martìri
a lacrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?"

E quella a me: "Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ci sa 'l tuo dottore.

Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
farò come colui che piange e dice.

Noi leggiavamo, un giorno, per diletto,
di Lancialotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e senza alcun sospetto.

Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante."

Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangea sì che di pietade
io venni men così com'io morisse;

e caddi come corpo morto cade.

 

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Ludovico Ariosto
(1474 - 1533)


Occhi miei belli, mentre ch'i' vi miro,
per dolcezza inefabil ch'io ne sento,
vola, come falcon c'ha seco il vento,
la memoria da me d'ogni martìro;

e tosto che da voi le luci giro,
amaricato resto in tal tormento
che, s'ebbi mai piacer, non lo ramento:
ne va il ricordo col primier sospiro.

Non sarei di vedervi già sì vago
s'io sentissi giovar, come la vista,
l'aver di voi nel cor sempre l'imago.

Invidia è ben se 'l guardar mio vi attrista;
e tanto più che quello ond'io m'appago
nulla a voi perde, ed a me tanto acquista.

 

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Michelangelo Buonarroti
(1475 - 1564)


S'alcuna parte in donna è che sia bella,
benché l'altre sian brutte,
debb'io amarle tutte
pel gran piacer ch'i' prendo sol di quella?
La parte che s'appella,
mentre il gioir n'attrista,
a la ragion, pur vuole
che l'innocente error si scusi e ami.
Amor, che mi favella
della noiosa vista,
com'irato dir suole
che nel suo regno non s'attenda o chiami.
E 'l ciel pur vuol ch'io brami,
a quel che spiace non sia pietà vana:
ché l'uso agli occhi ogni malfatto sana.

 

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Torquato Tasso
(1544 - 1595)

Odi, Phyllis, che tuona: odi che'n gelo
il vapor di lassù converso piove;
ma che curar dobbiam che faccia Giove?
Godiam noi qui, s'egli è turbato in cielo.

Godiamo amando, e un dolce ardente zelo
queste gioje notturne in noi rinnove:
tema il volgo i suoi tuoni, e porti altrove
fortuna, o caso il suo fulmineo telo.

Ben folle, ed a se stesso empio è colui,
che spera, e teme: e in aspettando il male,
gli si fa incontro, e sua miseria affretta.

Perisca il mondo, e rovini: a me non cale,
se non di quel, che più piace e diletta;
chè se terra sarò, terra ancor fui.

 

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Novalis
Barone Friedrich von Hardenberg
(1772 - 1801)


Nach innen
geht der geheimnisvolle Weg.
In uns oder nirgends
ist die Ewigkeit mit ihren Welten.

Verso l'interno
porta il sentiero misterioso.
I mondi dell'eternità
sono in noi o da nessuna parte.

 

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Ugo Foscolo
(1778 - 1827)

- Come nel chiostro vergine romita -


Come nel chiostro vergine romita
se gli azzurri del cielo, e la splendente
luna e il silenzio delle stelle adora,
sente il Nume, ed al cembalo s'asside
e del piè e delle dita, e dell'errante
estro e degli occhi vigili alle note
sollecita il suo cembalo, ispirata

ma se improvvise rimembranze amore
in cor le manda, scorrono più lente
sovra i tasti le dita, e d'improvviso
quella soave melodia che posa
secreta ne' vocali alvei del legno
flebile e lenta all'aure s'aggira.

 

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Percy Bysshe Shelley
(1792 - 1822)


Le fonti si confondono col fiume
i fiumi con l'Oceano
i venti del cielo sempre
in dolci moti si uniscono
niente al mondo è celibe
e tutto per divina
legge in una forza
si incontra e si confonde.
Perché non io con te?

Vedi che le montagne baciano l'alto
del Cielo, e che le onde una per una
si abbracciano. Nessun fiore-sorella
vivrebbe più ritroso
verso il fratello-fiore.
E il chiarore del sole abbraccia la terra
e i raggi della luna baciano il mare.
Per che cosa tutto questo lavoro tenero
se tu non vuoi baciarmi?

 

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John Keats
(1795 - 1821)


Tu ami dici; ma con voce
più casta di quella di suora che canti
i dolci vespri per sé sola
quando la campana suona -
O amami davvero!
Tu ami dici; ma con un sorriso
freddo come alba di settembre,
come fossi la suora di San Cupido,
devota alla Quaresima -
O amami davvero!
Tu ami dici; ma la tua bocca
di rosso corallo dà meno gioie
dei coralli in fondo al mare
mai chiede baci -
O amami davvero!
Tu ami dici; ma la tua mano
con dolce stretta la stretta non stringe;
come quella di statua è, morta -
mentre la mia di passione brucia -
O amami davvero!
O mormora parole di fuoco!
Sorridi, come se queste parole dovessero bruciarmi,
stringimi come fa l'amante - O bacia
e del tuo cuore fa'la mia urna -
O amami davvero!

 

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Giacomo Leopardi
(1798 - 1837)

- L'infinito -


Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

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Eduard Mrike
(1804 - 1875)

- Mattino di Settembre -


Nella nebbia riposa ancora il mondo,
sognano ancora il bosco e i prati.
Presto vedrai, quando cala il velo,
il cielo azzurro immutato
e il vigor d'autunno del sopito mondo
in caldo oro fluire.

 

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Giosuè Carducci
(1835 - 1907)

- Pianto antico -


L'albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da' bei vermigli fior.

Nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l'inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra;
ne il sol più ti rallegra,
ne ti risveglia amor.

 

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Stéphane Mallarmé
(1842 - 1898)

- Sospiro -


Verso la tua fronte, dove sogna, o quieta sorella,
un autunno seminato di macchie di rossore,
e verso il cielo errante del tuo occhio angelico
sale l'anima mia, come in un triste giardino,
fedele, un bianco zampillo sospira all'Azzurro!
Verso l'Azzurro tenero d'un ottobre pallido e puro
che nei vasti bacini mira il suo infinito languore
e lascia, sopra l'acqua morta, dove la fulva agonia
delle foglie erra al vento e scava un freddo solco,
trasportarsi il sole giallo di un lungo raggio.

 

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Edmondo De Amicis
(1846 - 1908)

- Mia madre -


Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lagrime e gli affanni;
mia madre ha sessant'anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.

Non ha un accento, un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il cuore!
Ah! se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!

Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch'io le baci la sua treccia bianca,
o quando inferma e stanca
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

Pur, se fosse un mio prego in Ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;

vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
del sacrificio mio ringiovanita.

 

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Giovanni Pascoli
(1855 - 1912 )

- Fides -


Quando brillava il vespero vermiglio,
e il cipresso pareva oro, oro fino,
la madre disse al piccoletto figlio:
così fatto è lassù tutto un giardino.
Il bimbo dorme e sogna i rami d'oro;
gli alberi d'oro, le foreste d'oro;
mentre il cipresso nella notte nera
scagliasi al vento, piange alla bufera.

 

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Rainer Maria Rilke
(1875 - 1926)

- Io vivo la mia vita -


Io vivo la mia vita in anelli che aumentano,
passando sopra le cose.
Forse l'ultimo non lo compierò,
ma tentare almeno vorrei.

Io giro attorno a Dio e all'antica torre,
e sto girando da millenni;
e ancora non so: sono un falco, una tempesta
oppure un grande canto.

 

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Georg Trakl
(1887 - 1914)

- Infanzia -


Colmo di frutti il sambuco, tranquilla abitava l'infanzia
in azzurra cavità. Sul sentiero scomparso
dove bruna ora sibila l'erba selvatica
meditano i taciti rami; il fruscio delle foglie

simile a quando l'acqua azzurra risuona tra le rocce.
Dolce è il lamento del merlo. Un pastore
segue in silenzio il sole, che rotola dal colle d'autunno.

Un attimo azzurro è solo più anima.
Al margine del bosco si mostra un timido animale e in pace
riposano sul fondo le vecchie campane e i casali nelle tenebre.

Più devoto tu riconosci il senso degli anni oscuri,
freschezza e autunno in stanze solitarie;
e nella sacra azzurrità risuonano ancora passi luminosi.

Piano scricchiola una finestra aperta; alle lacrime
commuove la vista del cimitero decrepito sulla collina,
ricordi di leggende narrate; ma talora l'anima si rischiara
quando pensa a liete creature, aurei giorni di primavera.

 

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Federico Garcia Lorca
(1898 - 1936)

- Questo il prologo -


Un libro di poesie
l'autunno morto:
i versi son le foglie
nere su terre bianche.

Il poeta comprende
tutto l'incomprensibile,
e cose che si odiano,
lui, le chiama amiche.

Sa che i sentieri
sono tutti impossibili,
e per questo di notte
li percorre calmo.

Poesia amarezza,
miele celeste che stilla
da un favo invisibile
fabbricato dalle anime.

Libri dolci di versi
sono gli astri che passano
per il silenzio muto
al regno del Nulla,
scrivendo nel cielo
le loro strofe d'argento.

 

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Augusto Caraceni
(1907 - 1972)

- A te -


Calza i tuoi sandali
vieni nella cella dei miei sogni
dove si sente l'acqua
cadere nell'anfore di marna.

Calza i tuoi sandali
vieni presso l'altana
dove gorgoglia una fontana
tra il muschio sonnolente.

Presso il bianco greto
nella pallida luce della luna
coglieremo fiori
d'avellana e di mirto.

Andremo per viali silenziosi
nelle fumanti spire del sogno
verso l'infinito riposo
piangendo amore.

 

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Augusto Caraceni
(1907 - 1972)

- la Foglia, l'Acqua e la Ninfea -


Una foglia cade lenta
per l'ombroso viale
e va a coronare un'erma,
poi scivola in terra
tra le fronde già secche.

Zampilli d'argento
dalle gote gonfie dei tritoni
bisbigliano canzoni
e il vento seco le porta
sibilando fra le chiome delle palme.

Bianche ninfee solitarie
sbocciate presso la sponda di smeraldo
nel silenzio autunnale
si sono addormentate
nella pace del laghetto.

Per i spogli viali, strette le mani, andavamo.
Ella mi guardò serena e disse:
- Oh! potessi essere anch'io
nella quiete del giardino
come la foglia, l'acqua o la ninfea! -

 

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Musica in sottofondo
Antico canto d'amore inglese di autore anonimo:
"Greensleeves"

 

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