fiore di loto

 

 

 

Vittorio Amedeo Alfieri

(drammaturgo, poeta e scrittore italiano, 1749-1803)

- Sonetto XX -

S'io t'amo? Oh donna! Io nol dirìa volendo.
Voce esprimer può mai, quanta m'inspiri
dolcezza al cor, quando pietosa giri
vèr me tue luci ove alti sensi apprendo?

S'io t'amo? E il chiedi? E nol dich'io tacendo?
E non tel dicon miei lunghi sospiri,
e l'alma afflitta mia, ché par che spiri
mentre dal tuo bel ciglio immobil pendo?

E non tel dice ad ogni istante il pianto
cui di speranza e di temenza misto,
versare a un tempo e raffrenare io bramo?

Tutto tel dice in me: mia lingua intanto
sola tel tace; perché il cor s'è avvisto
ch'a quel ch'ei sente, è un nulla il dirti: Io t'amo.


piccola foglia

- Sonetto LXXXVII -

Mentr'io più mi allontano ognor da quella,
ch'ora i suoi dì strascina al Tebro in riva,
sol mio diletto è il far sempre più viva
mia doglia, e il viver tutto immerso in ella.

Spesso, mia lingua in flebil suon l'appella;
e l'alma voce, che già il cor mi apriva,
par mi risponda, così addentro arriva
la rimembranza pur di sua favella.

Pietade e pianto nel mortal mio esiglio
sono i miei soli duo fidi compagni;
l'una il cor mi governa, e l'altro il ciglio.

Né v'ha infelice che con me si lagni,
ch'io di soccorso, lagrime, o consiglio,
pietosamente lui non accompagni.


piccola foglia

- Sonetto LXXXIX -

Là dove muta solitaria dura
piacque al gran Bruno instituir la vita,
a passo lento, per irta salita,
mesto vo; la mestizia è in me natura.

Ma vi si aggiunge un'amorosa cura,
che mi tien l'alma in pianto seppellita,
sì che non trovo io mai spiaggia romita
quanto il vorrebbe la mia mente oscura.

Pur questi orridi massi, e queste nere
selve, e i lor cupi abissi, e le sonanti
acque or mi fan con più sapor dolere.

Non d'intender tai gioie ogni uom si vanti:
le mie angosce sol creder potran vere
gli ardenti vati, e gl'infelici amanti.

Tra Grenoble e la Certosa, 2 novembre 1783


piccola foglia

- Sonetto CVIII -

Le pene mie lunghissime son tante,
ch'io non potria giammai dirtele appieno.
D'atri pensieri irrequïeti pieno,
neppure io 'l so, dove fermar mie piante.

Misera vita strascìno ed errante;
dov'io non son, quello il miglior terreno
parmi; e quel ch'io non spiro, aere sereno
sol chiamo; e il bene ognor mi caccio innante.

S'anco incontro un piacer semplice e puro,
un lieto colle, un praticello, un fonte,
dolor ne traggo e pensamento oscuro.

Meco non sei: tutte mie angosce conte
son da quest'una; ed a narrarti il duro
mio stato, sol mie lagrime son pronte.

Siena, 14 luglio 1784


piccola foglia

- Sonetto CXXXV -

Solo, fra i mesti miei pensieri, in riva
al mar là dove il Tosco fiume ha foce,
con Fido il mio destrier pian pian men giva;
e muggìan l'onde irate in suon feroce.

Quell'ermo lido, e il gran fragor mi empiva
il cuor (cui fiamma inestinguibil cuoce)
d'alta malinconia; ma grata, e priva
di quel suo pianger, che pur tanto nuoce.

Dolce oblio di mie pene e di me stesso
nella pacata fantasia piovea;
e senza affanno sospirava io spesso:

quella, ch'io sempre bramo, anco parea
cavalcando venirne a me dappresso...
Nullo error mai felice al par mi fea.

4 gennaio 1785, in Pisa, al mare

 

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