fiore di loto

Il dio Apis

 

 

Apis fu un'aspetto del dio del Nilo che come lui era un dio della fertilità. Il suo nome deriva probabilmente da hep, termine che designa la forza procreatrice. Si presume che già dal tempo di Menes o almeno dall'inizio della II dinastia egli fu venerato come toro sacro di Heliopolis. Il suo culto si mantenne in varie forme per tutto il tempo del regno dei faraoni. A Menfi, il suo centro di culto principale, egli veniva adorato come "l'anima di Ptah".

Un toro Apis vivo venne tenuto in un cortile del santuario di Ptah a Menfi e in suo onore si celebravano grandi feste. Alla sua morte i sacerdoti cercavano in tutto il paese l'Apis nuovo che doveva avere determinate caratteristiche. Era indispensabile che fosse nero con certe macchie bianche: un triangolo bianco sulla fronte (secondo Erodoto era un quadrato), una macchia bianca in forma di luna crescente sul fianco e un'altra, simile ad un'aquila, sulla schiena. Questi furono i segni più noti, ma ne esistevano ben ventinove.

Una volta trovato il nuovo Apis, si procedeva a intronizzarlo solennemente. La festa di consacrazione aveva luogo a Menfi, presieduta dal Gran Sacerdote di Ptah. Allo scopo di propiziare la piena del Nilo, il nuovo Apis venne prima condotto al santuario del dio Nilo nell'isola di Rôda (oggi situata entro Il Cairo). Di qui, per via fluviale, iniziava il suo viaggio verso Menfi, al momento in cui la luna cominciava a crescere, mentre la festa aveva luogo durante il plenilunio. Successivamente il nuovo Apis veniva presentato al popolo, partecipando a varie processioni. Ogni Apis aveva a sua disposizione un certo numero di vacche sacre e la sua discendenza godeva di particolari onori.

L'Apis morto venne imbalsamato con le migliori essenze e ci furono grandi funerali. Fino alla XIX dinastia ogni Apis ebbe una sepoltura individuale. Ramses II fece costruire a Saqqara, nei pressi di Menfi, un mausoleo comune, il Serapeum. Si trattava di corridoi sotterranei a fianco dei quali erano aperte le nicchie contenenti i pesantissimi sarcofagi dei vari Apis. Il popolo osservava sessanta giorni di profondo lutto, durante i quali i fedeli dovevano nutrirsi solo di verdure e acqua (il tempo di lutto per il faraone era di settanta giorni).

Oltre che al Nilo, Apis fu associato ad Osiride, diventando perciò anche un dio funerario. A partire dalla XVIII dinastia, egli venne collegato ad Atum, il dio solare di Heliopolis. Più tardi era considerato l'incarnazione di Horus, il figlio di Osiride. In tutto l'Egitto furono eretti santuari in suo onore ed era adorato anche nella forma composita di Osiride-Apis-Atum-Horus. In epoca tolemaica si determinò la forma del dio Serapis, unendo l'antico Apis egizio con il greco Serapis di Sinope. Generalmente egli venne rappresentato sotto forma di toro che tra le corna sosteneva il disco solare con l'ureo e talvolta come uomo con la testa di toro, sempre sormontata dal disco solare.

 

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