fiore di loto

L'architettura

 

 

 

Gli egizi erano ottimi architetti. Piramidi e templi di pietra, ancora in piedi dopo millenni, ne sono la migliore testimonianza. Della loro architettura sono giunte fino a noi prevalentemente opere monumentali, religiose e funerarie. A causa delle credenze sulla continuazione della vita nell'oltretomba, i monumenti funebri sono tra gli elementi architettonici più importanti. Le case o altre costruzioni civili erano evidentemente realizzate in materiali deperibili che non hanno resistito all'usura dei secoli.

Gli elementi più caratteristici dell'architettura egizia sono la colonna (o il pilastro) e l'architrave per la realizzazione di costruzioni in stile geometrico lineare, a volte di dimensioni colossali. L'architrave (dal latino trave maestra), detta anche epistilio, è un elemento architettonico che sovrasta un vano, poggiando orizzontalmente su sostegni verticali come colonne o pilastri. Gli egizi conoscevano anche l'arco e la volta, ma tranne qualche eccezione, li utilizzavano solo nell'edilizia civile perché li consideravano di scarso interesse estetico. A Beit Khallaf, un villaggio venti chilometri a nord di Abydos, è ancora visibile un arco dell'epoca del faraone Djoser (circa 2650 a.C.): il più antico conosciuto. E proprio alla corte di Djoser visse Imhotep, il grande architetto che progettò per il faraone la piramide a gradoni di Saqqara, modello per tutte le successive.

In qualche caso fu il faraone stesso a trasformarsi in inventore: Akhenaton (1350 - 1334 a.C.) ideò il talatat, cioè un blocco di pietra trasportabile da una sola persona, di un cubito di lunghezza (circa 52 cm) per mezzo cubito di larghezza e di altezza, così da rendere più rapida l'edificazione dei monumenti. Sembra banale, ma nessuno prima di lui ci aveva pensato.

 

 

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