fiore di loto

 

 

 

Vittoria Colonna

(poetessa italiana, 1492-1547)

- Sonetto XXXVI -

Morte col fiero stral se stessa offese,
Quando oscurar pensò quel lume chiaro,
Ch' or vive in cielo e quì sempre più caro:
Che 'l bel morir più le sue glorie accese.

Onde irata ver me l' arme riprese:
Poi vide essermi dolce il colpo amaro,
Nol diè; ma col morir vivendo imparo
Quant'è crudel, quando par più cortese.

S' io cerco darle in man la morta vita,
Perchè di sua vittoria resti altera,
Ed io del mio finir lieta e felice:

per far una vendetta non più udita,
Mi lascia viva in questa morte vera.
S' ella mi fugge, or che sperar mi lice?


piccola foglia

- Sonetto XXXVII -

Quanta invidia al mio cor, felici e rare
anime, porge il vostro ardente e forte
nodo, che l'ultime ore a voi di morte
fe' dolci, che son sempre agli altri amare!

Non furo ai bei desir le parche avare
in filar, né più lunghe né più corte
le vostre vite; ond' or con egual sorte
sete vive nel ciel, nel mondo chiare.

Se 'l fuoco sol d'amor legar può tanto
due voglie, or quanto a voi natura e amore,
i corpi quella e questo l'alme cinse

d' immortal fiamma? Oh benedette l'ore
del viver vostro! e più quel lume santo
che sì bel nodo indissolubil strinse!


piccola foglia

- Sonetto LXXXII -

Quando 'l gran lume appar nell'oriente,
che 'l negro manto della notte sgombra,
e dalla terra il gelo e la fredd'ombra
dissolve e scaccia col suo raggio ardente:

de' primi affanni, ch' avea dolcemente
il sonno mitigati, allor m' ingombra,
ond' ogni mio piacer dispiega in ombra,
quando da ciascun lato ha l'altre spente.

Così mi sforza la nimica sorte
le tenebre cercar, fuggir la luce,
odiar la vita e desiar la morte.

Quel che gli altri occhi appanna a' miei riluce,
perché, chiudendo lor, s' apron le porte
alla cagion ch' al mio sol mi conduce.

 

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Copyright © 2004 Katharina von Dosky
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