fiore di loto

Le difficoltà nella cronologia egizia

 

 

Come tutti i popoli antichi, l'Egitto non possedeva una solida cronologia che muovesse da un punto di partenza fisso, e mancava di un esatto senso storico. Nell'800 si vedeva in questo un sintomo di primitività storica. Il filosofo tedesco Oswald Spengler (1880-1936) fu il primo a scorgere in questo "difetto" solo un'intuizione caratteristica, un concetto del tempo proprio dei popoli antichi, che era semplicemente "diverso" del nostro.

Dove non esiste misura del tempo, non esiste storia scritta. Non ci sono infatti storiografi egizi; e di conseguenza non esiste una storia continuativa degli avvenimenti, ma soltanto incompleti annali e riferimenti al passato spesso vaghi e poco attendibili. Non conoscendo un punto di riferimento assoluto, come quello che noi indichiamo con "avanti e dopo Cristo", gli Egiziani contavano gli anni per ogni regno singolarmente, cosicché a ogni cambio di governo era di nuovo l'anno uno della creazione. Per indicare una data, si scriveva "anno 5 del re Ramses" o "anno 20 del re Amenhotep", senza che con ciò fosse specificato qualcosa riguardo al loro ordine di successione. E neanche si distinguevano sovrani omonimi, come per esempio gli undici Ramses o i quattro Amenhotep, aggiungendo dei numeri progressivi come usiamo noi, ma per mezzo dei vari nomi aggiuntivi che ogni faraone assumeva al momento di salire al trono.

Perciò l'Egitto conosceva soltanto dei singoli spazi di tempo, più o meno lunghi e indipendenti l'uno dall'altro, che non permettevano di stabilire un rapporto cronologico fra un sovrano e l'altro. Come si può sapere se regnava prima Ramses oppure Amenhotep, e quale dei diversi faraoni di nome Ramses o Amenhotep era vissuto prima? Le difficoltà nella datazione egiziana sono evidenti, e si comprende quanto era problematico per gli studiosi, di riuscire a mettere gli avvenimenti in ordine di successione (cronologia relativa) e di stabilire le date degli avvenimenti secondo l'attuale metodo di computo (cronologia assoluta). Senza un aiuto da parte degli stessi Egiziani ogni tentativo in merito sarebbe certamente fallito.

Per ricostruire il corso della storia egizia e stabilire delle date, fu proprio lo scritto di un sacerdote egizio a fornire i primi punti di riferimento. Si trattava di Manetone di Sebennito, che circa 300 anni a.C., durante il regno di Tolomeo II scrisse in lingua greca una storia del suo paese. L'opera è andata perduta, ma la conosciamo almeno in parte attraverso riassunti e trascrizioni. Manetone elencava i faraoni a lui noti in ordine di successione e raggruppati in 31 case reali o dinastie, con l'indicazione della durata del regno di ciascun sovrano e la somma dei loro anni di regno alla fine di ogni dinastia.

Inoltre siamo in possesso del "Papiro Reale" del Museo Egizio di Torino, trovato nella necropoli tebana e che risale al Nuovo Regno. Si tratta di una lista simile a quella di Manetone e avrebbe certamente un valore maggiore se non fosse tanto danneggiata. Anche se il papiro al momento del suo ritrovamento era ancora quasi intatto, oggi purtroppo consiste solo in un gran numero di frammenti.

La stessa età del Papiro Reale di Torino hanno tre tavole di pietra, nel Louvre (da Karnak), nel Museo del Cairo (da Saqqara) e nel tempio di Abydos, che però contengono solo elenchi reali incompleti e privi di date. Essi furono redatti per motivi religiosi:

Nel 1843 entrò nella Biblioteca Nazionale di Parigi la "Tavola di Karnak" che contiene una lista dei re dell'Egitto dai tempi più antichi fino alla XVIII dinastia. La tavola viene dal grande tempio di Karnak e risale al regno di Thutmose III. Nel Museo Egizio del Cairo si ammira invece la "Tavola di Saqqara", rinvenuta in una tomba di Saqqara, l'antica necropoli di Menfi, e che reca da una parte un inno a Osiride, il dio dell'oltretomba, e dall'altra una preghiera dello scrittore Tunri a cinquantotto re, di cui l'ultimo è Ramses II. Ma ancora più famosa e importante per l'egittologia fu la "Tavola di Abydos". In una galleria del tempio, costruito ad Abydos da Sethos I, noi vediamo Sethos accompagnato dal figlio Ramses II, ancora principe ereditario, in atto di recare onori a settantasei antenati. Sethos agita davanti a loro un vaso di essenze. Nel celebre elenco dei faraoni figurano i più importanti re d'Egitto, da Menes a Sethos I, rappresentati dai cartigli contenenti i loro nomi in scrittura geroglifica.

Infine si sono conservati dall'Antico Regno 6 frammenti di annali (fra cui la pietra di Palermo) che un tempo contenevano l'annotazione degli eventi di ogni singolo anno dalla I° fino alla V dinastia. A queste fonti principali si aggiungono monumenti con nomi e date di sovrani. Si trovano, sparse un po' dappertutto, notizie sulla durata del dominio di alcuni re, di questa o di quella impresa militare, della costruzione di un tempio o di feste religiose.

Si potrebbe pensare che ora fosse relativamente facile costruire una cronologia della storia dell'Egitto, combinando tutte queste fonti. Si tratterebbe semplicemente di determinare, in base alle liste reali pervenute, l'ordine di successione dei sovrani, e poi accertare per ognuno la durata del suo regno. Infine bisognerebbe soltanto sommare tutti i numeri così rilevati. - In teoria sembra facile, ma in pratica si incontrano numerose difficoltà. Per molti regni ci mancano delle date esatte, per altri le date non corrispondono nelle diverse fonti. Talvolta neanche i nomi dei faraoni risultano gli stessi fra una lista reale e l'altra. E non sempre il decorso della storia si può interpretare dal susseguirsi dei singoli sovrani. Intanto esiste il fenomeno della co-reggenza: un faraone ancora in carica poteva associarsi al trono il proprio successore, che dava così inizio al proprio regno mentre il predecessore continuava a governare. In certi periodi tormentati c'erano invece più d'un faraone e intere dinastie parallele e concorrenti che regnarono contemporaneamente in diverse parti del paese, usando ognuno il proprio conteggio degli anni. Ma le liste reali egizie contano anche i sovrani che regnarono insieme o contrapposto, elencandoli uno dopo l'altro come se si fossero succeduti; noi facciamo altrettanto, dove non sappiamo chi ha regnato contemporaneamente, alterando così ovviamente il risultato.

Questi e altri motivi hanno come conseguenza che non possiamo stabilire una cronologia veramente esatta, anche se per certe epoche esistono abbastanza indicazioni. Per la storia più recente (chiamiamo così quella del Nuovo Regno e della cosiddetta Epoca tarda) è possibile anche un confronto con date della storia assiro-babilonese, persiana, ebraica e greca. Ma è chiaro che qualsiasi datazione diventa sempre più difficile via via che ci si inoltra nel passato. Una cronologia assoluta si può raggiungere soltanto con l'aiuto di punti di riferimento fissi, come può dare effettivamente l'astrologia. E infatti le prime datazioni sicure ci furono fornite dal corso degli astri.

Gli Egizi avevano elaborato un calendario annuale che serviva loro per il computo preventivo delle inondazioni del Nilo. Pare fosse già in uso dal 4241 a.C. nel Delta, nella regione del futuro Menfi (fu questo calendario che servì di base al "calendario giuliano" instaurato a Roma da Giulio Cesare nel 46 a.C., che fu adottato in tutto l'Occidente e fu sostituito nel 1582 d.C. da quello "gregoriano").

Questo calendario comprendeva già 365 giorni ed era l'unico calendario veramente utile, conosciuto nell'antichità. L'anno era diviso in 12 mesi di 30 giorni ciascuno, con l'aggiunta di 5 giorni festivi a fine anno (in greco: giorni epagomeni). L'anno egizio cominciava con il giorno in cui la stella Sirio appariva per la prima volta all'orizzonte orientale contemporaneamente allo spuntar del sole, secondo il nostro calendario il 19 luglio, data che coincideva con l'inizio dell'inondazione.

Siccome gli egizi non avevano calcolato le sei ore in eccesso, che noi recuperiamo, aggiungendo un giorno ogni quattro anni (anno bisestile), al loro anno civile mancava un quarto di giorno rispetto all'anno solare o astronomico. Perciò l'anno civile guadagnava ogni quattro anni un giorno intero, allontanandosi così dall'anno solare: Dopo quarant'anni il differimento era di dieci giorni, e dopo 120 anni di un mese intero, spostandosi così in 1460 anni attraverso l'intero anno astronomico (365 giorni x 4). Alla fine del ciclo i due calendari erano di nuovo in sincronia e il capodanno civile tornava a coincidere con quello astronomico, ma solo per 4 anni, ricominciando poi a spostarsi di un giorno ogni quattro anni.

Gli egizi ovviamente si rendevano conto che certi fenomeni naturali, indispensabili per l'agricoltura, avanzavano continuamente rispetto al loro calendario civile e perciò annotarono la data in cui si presentarono certi avvenimenti astronomici per loro significativi. Specialmente la levata eliaca di Sirio (la prima apparizione di Sirio all'alba) era per gli egizi di particolare importanza perché avveniva sempre in prossimità della piena del Nilo, alla quale era legata l'esistenza stessa della loro terra.

Ora sappiamo per certo che nell'anno 139 d.C. la levata eliaca di Sirio corrispondeva con il capodanno del calendario civile egizio, coincidenza che venne festeggiato come evento memorabile. Partendo da questa data è possibile, con l'aiuto dell'astronomia, calcolare anche le precedenti annotazioni sul sorgere di Sirio, riportate nei vecchi testi egizi. Quindi, se in un documento proveniente da un epoca di data ancora incerta, si trova la segnalazione che per esempio nel quinto anno di regno di un tale faraone la stella Sirio sarebbe apparsa in un determinato giorno del calendario civile, allora possiamo stabilire quest'anno secondo il nostro computo del tempo, cioè in anni prima o dopo Cristo - con un margine di solo quattro anni. Con ciò naturalmente si è accertato anche l'inizio del regno del faraone in questione.

Sfortunatamente le testimonianze di questo genere non sono numerose; ne possediamo solo quattro per il Nuovo Regno e una per il Medio Regno; quest'ultima insieme ad altri analisi permette di stabilire per l'anno 7 del regno di Sesostris III esattamente l'anno 1872 a.C. Ma questi pochi punti sicuri sono già un aiuto per creare una struttura di base della cronologia egizia, dalla quale si può proseguire con l'addizione degli anni di governo conosciuti per buona parte dei re. Naturalmente, più ci allontaniamo da un tale punto fisso e più aumentano le possibilità di errori. Per quanto riguarda l'Antico Regno, non ci sono pervenuti accenni agli avvenimenti celesti che potessero permettere un calcolo astronomico. Di conseguenze le opinioni degli studiosi sono spesso discordanti e molte domande restano ancora senza risposta.

 

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