fiore di loto

I divertimenti

 

 

Sappiamo poco sui divertimenti delle classi popolari, al di fuori delle feste religiose, che in genere erano anche un'occasione di svago profano. I nobili invece si davano alla caccia e alla pesca o si intrattenevano con i musicisti e le danzatrici dell'harem.

musiciste e danzatrici

Musiciste e danzatrici durante un banchetto
(frammento dalla tomba di Nebamon, Tebe, XVIII dinastia)
Londra, British Museum

La musica e la danza occupavano un posto importante nella vita degli Egizi. Non si celebravano banchetti o feste senza la presenza di musicisti, cantanti e danzatori. Erano professionisti: raramente un egizio di condizione sociale elevata si dava a questo tipo di attività per il proprio piacere. Suonando strumenti come il flauto o l'arpa, i musicisti accompagnavano un cantante o un gruppo di danzatrici. Nelle danze a carattere acrobatico, spesso il ritmo venne dato col sistro o semplicemente battendo le mani.

Gli Egizi praticavano anche i giochi di società che univano l'azzardo e la strategia: i più in voga erano il gioco dello senet e quello del mehen. Il gioco dello senet venne paragonato al gioco della dama; si tratta di una semplice rassomiglianza, perché se ne ignorano le regole. Si giocava in due, con pedine, su una scacchiera di trenta caselle. Durante l'Antico Impero, ogni giocatore aveva a sua disposizione sette pedine, che si ridussero a cinque sotto il Nuovo Impero. A quei tempi il gioco aveva anche un significato religioso e propiziatorio.

la regina Nefertari mentre gioca allo senet

La regina Nefertari mentre gioca allo senet
Valle delle regine (XIX dinastia)

Il gioco del mehen o del serpente, affermatosi fin dalla preistoria egizia, si faceva su una tavola rotonda che rappresentava un serpente arrotolato su sé stesso, il cui corpo era diviso in caselle, con la testa al centro. I giocatori si servivano di pedine a forma di leoni sdraiati e di bilie. Questo gioco avrebbe un significato simbolico: deriverebbe dalle antiche tecniche usate per la caccia al leone, secondo le quali veniva scavata una fossa, che si nascondeva con uno strato di vegetazione sostenuta da un telaio di canne e vi si metteva sopra il cadavere di un serpente come esca. Nel gioco, il serpente afferrava, non si sa bene come, i leoni rappresentati dalle pedine.

I giovanotti, dal canto loro, facevano la lotta, che era sia un'esercitazione di tipo militare sia un divertimento. Nel sepolcro di un principe del Medio Regno a Beni Hasan sono raffigurati dei lottatori, in scene che ricordano le mosse dello judo. Inoltre si divertivano con le corse, col tiro al piattello, con giochi con la palla e vari giochi di abilità. Su diversi bassorilievi si vedono anche regate di battelli nelle feste rituali.

Sulle pareti di qualche mastaba sono rinvenute delle immagini di fanciulli intenti a fare il "gioco del capretto", che consisteva nel superare, saltando, degli "ostacoli", costituiti da due compagni seduti a terra, e che avevano il compito di mettere in difficoltà il "capretto", cercando di farlo cadere.

I bambini avevano una vasta scelta di giocatoli a disposizione: palloni, trottole, bambole, pupazzi e figure di animali che talvolta si muovevano. Sono giunti fino a noi gatti e coccodrilli di legno che aprono e chiudono la bocca e topi che muovono la coda. E vi erano anche animali e carretti da trascinare con la corda. I maschietti potevano divertirsi persino con armi in miniatura e alle femminucce non mancavano le bambole, da quelle di semplici stracci a quelle scolpite nel legno, con braccia e gambe mobili.

 

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