fiore di loto

L'economia

 

 

La totalità del territorio e delle ricchezze apparteneva al faraone che doveva assicurare a ciascuno dei suoi sudditi sussistenza e benessere. Secondo la legge di Maat, l'economia egizia è costruita sulla reciprocità, sulla solidarietà e sulla responsabilità. Si è appurato che essa funzionava secondo un sistema di ridistribuzione il cui cuore era il tempio. In ogni regione i beni erano portati nel tempio maggiore o nei santuari annessi a quello; là venivano inventariati e quindi ripartiti fra la popolazione. Il faraone esentava i templi da un certo numero di tasse e assegnava a questi cibi e oggetti rituali. In cambio essi avevano il compito di preoccuparsi di una giusta distribuzione delle derrate e dei prodotti di cui avevano il controllo.

mandria di bovini

Mandria di bovini
Frammento dalla tomba di Nebamon, Tebe, XVIII dinastia
Londra, British Museum

Tuttavia la proprietà privata esisteva sotto forma di piccole aziende agricole. Questo non era in contrasto con la regolazione economica garantita da un potere centrale che si occupava della manutenzione del sistema d'irrigazione, procedeva a censimenti delle greggi e delle mandrie ogni due anni nonché a censimenti della popolazione per assicurarne il pieno impiego.

L'economia si fondava sull'agricoltura, sull'allevamento, sulla pesca e sull'artigianato (si conoscono botteghe reali, botteghe di templi e botteghe private). Il commercio interno avveniva sotto forma di baratto, e il prezzo di ogni cosa era definito in rapporto a un valore astratto. Il denaro non circolò in Egitto prima dell'epoca tarda e fu introdotto dai Greci.

 

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