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Ugo Foscolo
(poeta e scrittore italiano, 1778-1827)
- Come nel chiostro -
Come nel chiostro vergine romita
se gli azzurri del cielo, e la
splendente
luna e il silenzio delle stelle adora,
sente il Nume, ed al
cembalo s'asside
e del piè e delle dita, e dell'errante
estro e
degli occhi vigili alle note
sollecita il suo cembalo ispirata.
Ma se improvvise rimembranze amore
in cor le manda, scorrono più lente
sovra i tasti le dita, e d'improvviso
quella soave melodia che posa
secreta
ne' vocali alvei del legno
flebile e lenta all'aure s'aggira.
- Alla sera -
Forse perché della fatal quiete
tu sei l'immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inqiete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.
- Perché taccia -
Perché taccia il rumor di mia catena
di lagrime, di speme, e di amor vivo,
e di silenzio; ché pietà mi affrena,
se con lei parlo, o di lei penso e scrivo.
Tu sol mi ascolti, o solitario rivo,
ove ogni notte Amor seco mi mena,
qui affido il pianto e i miei danni descrivo,
qui tutta verso del dolor la piena.
E narro come i grandi occhi ridenti
arsero d'immortal raggio il mio core,
come la rosea bocca, e i rilucenti
odorati capelli, e il candore
delle divine membra, e i cari accenti
m'insegnarono alfin pianger d'amore.