fiore di loto

Il geroglifico

 

 

 

La scrittura egiziana, detta geroglifica, di carattere spiccatamente artistico, non pare abbia avuto uno stadio puramente ideografico, cioè quello stadio primitivo nel quale la comunicazione del pensiero si attua per mezzo di pure immagini dipinte o incise, non ancora organizzate a sistema, in modo da corrispondere a parole e frasi della lingua parlata. La scrittura geroglifica si presenta invece, fin da principio, come una combinazione di immagini (ideografie) e di lettere (segni fonetici) che completano le immagini, indicando concetti o parole per cui non esistono figure corrispondenti.

Il segreto della loro lettura fu scoperto da Champollion nel 1822: "Si tratta di un sistema complesso, di una scrittura contemporaneamente figurativa, simbolica e fonetica, nello stesso testo, nella medesima frase, in una stessa parola", egli scrisse nel suo "Sommario del sistema geroglifico" (1824). Nonostante il nome, dato loro dai greci (hieroglyphikà [grámmata], ossia "lettere sacre incise", da hierós, sacro e glýphein, incidere), non pare che i geroglifici fossero riservati all'incisione su monumenti, o al solo uso sacrale. Tuttavia la loro esecuzione era opera d'una ristretta cerchia di persone, e l'acuta resa delle immagini ne fa spesso dei piccoli capolavori.

I geroglifici sono più di settecento con innumerevoli varianti. Furono usati in Egitto dall'inizio della storia del paese, nel IV millennio a.C., fino alla fine del IV sec. d.C.

 

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