fiore di loto

La giustizia

 

 

Dall'onnipotenza di Maat deriva l'importanza che gli Egizi diedero alla giustizia. Se il faraone è l'intimo della dea Maat, il suo figlio spirituale, il visir ne è il braccio secolare. Al vertice sta Maat stessa, giustizia divina che gli errori degli uomini non possono alterare. Grazie alla sua unione con Maat, il faraone può promulgare i "decreti" (uzu), che il visir e la sua amministrazione hanno il dovere di far applicare. Alla base della scala sono le "leggi consuetudinarie" (hepu), che bisogna riformare periodicamente, quando diventano arcaiche o ingiuste. E' quel che fece soprattutto un grande legislatore, il faraone Horemheb.

Di fronte alla legge uomo e donna, povero e ricco sono uguali. In assenza di avvocati, ciascuno difende la propria causa davanti al tribunale del villaggio, poi, se necessario, davanti a quello della città più vicina. Se il verdetto non è ritenuto soddisfacente e definitivo, il semplice cittadino può risalire fino al tribunale del visir e là far intendere le proprie ragioni. Si conosce un caso che fu trattato per più generazioni, fino a che non fu stabilita la verità, poiché la verità era lo scopo originario della giustizia egizia. Non esisteva, come nei paesi contemporanei, una validità pressoché assoluta della "cosa giudicata". Se emergevano elementi nuovi, la procedura ricominciava o continuava.

Il ruolo del visir e dell'amministrazione giudiziaria consisteva nel proteggere l'individuo, in tutta la sua debolezza, contro ogni abuso del potere statale. Le sentenze erano pubbliche, ed i tribunali tenevano le loro sedute spesso alle porte dei templi. Il giuramento e la parola data avevano un valore quasi legale, a cominciare da quella del visir in persona, che giurava di rispettare la Regola di Maat, di cui era il servitore. Il testo dei "doveri del visir" mostra fino a che punto la sua funzione fosse considerata un elemento vitale e sacro per il benessere del paese.

Il visir (la parola non è egizia, ma questa designazione erronea è stata convalidata dall'abitudine) è molto più che un primo ministro. Nominato dal faraone, è il suo braccio destro in tutti i campi della vita quotidiana: giustizia, economia e finanze, amministrazione centrale, edilizia, esercito. Nel Nuovo Regno la carica divenne così gravosa, senza dubbio per la crescita demografica, che il faraone designò un visir del Sud e un visir del Nord. I documenti tendono a dimostrare che i titolari di questo arduo compito - come Ptahhotep nell'Antico Regno o Rekhmira nel nuovo Regno - furono uomini degni, rispettosi di Maat e preoccupati della felicità della popolazione. Le testimonianze sopravvissute provano che essi hanno assolto bene il loro compito.

Però anche l'Egitto ha avuto i suoi "scandali". La Regola di Maat non riuscì a impedire l'esistenza di furfanti e malfattori. Il tentativo di assassinare Ramses III, per esempio, ci è noto sin nei minimi particolari. I colpevoli furono identificati, processati e giustiziati. Bisogna notare che i dissidi sociali sopravvennero durante i periodi detti "intermedi", cioè quando il potere centrale si indebolì. Alla fine dell'era ramesside, sotto Ramses XI, il saccheggio delle tombe reali, dovuto a bande senza fede e senza legge, rivela una decadenza morale e una perdita di senso del sacro che si accentueranno, anche se i santuari dell'Alto Egitto rimarranno ancorati alla tradizione.

 

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