fiore di loto

La dea Hathor

 

 

Hathor era la grande dea protettrice della gioia, della danza, della musica, dell'amore, della bellezza e della fertilità. Il suo nome, in egiziano Hat-Hor, significa "Dimora di Horo" cioè il cielo (riferendosi a Horus l'Antico, il dio falco, antica divinità del cielo). In origine Hathor fu considerata figla di Ra e insieme a Nut personificava la volta celeste. Era una delle poche divinità che raramente venivano raffigurate di profilo, ma più spesso di fronte. Il simbolo della sua sacralità era il sistro, lo strumento suonato da suo figlio Ihi.

la dea Hathor

La dea Hathor
Complesso funerario di Deir el-Bahari
Cappella dedicata ad Hathor, XVIII dinastia

Si trova Hathor rappresentata sia come vacca che come donna con la testa o soltanto con le orecchie bovine, qualche volta anche con la testa di ariete e anche come figura femminile, vestita con una lunga tunica, e col capo sormontato dalle corna bovine (in questo caso era ripresa di profilo). Più tardi fu aggiunto il disco solare fra le sue corna. Come ornamento portava sempre un collare menat (simbolo di forza generatrice).

Oltre all'aspetto solare, la dea Hathor aveva anche un lato oscuro e distruttore. Così assunse, per ordine di Ra, le sembianze feroci della leonessa Sekhmet nel mito della distruzione del genere umano. Ma Hathor fu anche la "sacra vacca", e in tale veste era ritenuta la nutrice del faraone. Come patrona del Sacro Albero venne associata al sicomoro, alla palma e al fico, sempre in atto di nutrire il defunto. Oltre a patrona del cielo era considerata l'anima vivente degli alberi nonché la dea dell'occidente, cioè della regione dei morti. Molti papiri e sarcofagi recano riproduzioni di Hathor mentre con sembianze di sacra vacca esce dalla montagna occidentale. Il suo culto potrebbe risalire alla preistoria per via di alcuni reperti archeologici, tra cui uno raffigurante una testa bovina circondata da stelle.

la dea Hathor

La dea Hathor
Bibân el-Harîm (Valle delle Regine, Tebe-ovest)
Tomba della regina Nefertari, XIX dinastia

In onore di Hathor, nella città di Tentyris (l'odierna Denderah), ogni anno si celebrava una festa popolare, durante il primo mese dell'inondazione del Nilo. Allora la statua della dea veniva portata in processione verso il santuario di Horus di Djebat (Hor-Behedeti), attribuitole come sposo. La statua di questo dio veniva portata a sua volta verso Hathor, perché si incontrassero ed i relativi festeggiamenti duravano tredici giorni. Un grande santuario di Hathor si trova ad Abu Simbel, ma il suo centro di culto principale rimase Denderah, dove le fu edificato un tempio dai faraoni tolomei.

Tolomeo Filopator costruì in una zona della necropoli tebana un tempio consacrato alle dee Hathor e Maat oltre che a Imhotep. In epoca cristiana dei monaci copti vi presero dimora, determinando il nome attuale di Deir el-Medineh, che significa "il convento della città".

Hathor fu anche considerata moglie di Sobek e madre di Fibonsu nella triade divina adorata a Kom Ombo. E talvolta come sposo le venne attribuito Horus nella forma di Haroëris o addirittura Ra. Qualche leggenda equipara Hathor ad Iside, e allora viene ritenuta la madre di Horus (il Giovane). I greci la identificarono con la loro dea Afrodite.

Le dee Hathor:

Le divinità egiziane potevano avere sette oppure nove aspetti. Hathor, nella sua funzione di dea che vive nel Sacro Albero nutrendo le anime dei uomini, assumeva sette forme. Le sette Hathor dispensavano cibo sia ai morti che ai neonati e avevano il compito di predire il destino dell'uomo al momento della sua nascita. Generalmente erano raffigurate come giovani donne intente a suonare una specie di tamburello. Sulla testa portavano il disco solare fra le due corna bovine di Hathor. Durante il periodo tolemaico vennero equiparate alle plèiadi.

 

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