fiore di loto

La dea Iside

 

 

la dea Iside appoggiato sul segno shenu, simbolo dell'eternità

La dea Iside con il segno shenu, simbolo dell'eternità
Bibân el-Harîm (Valle delle Regine, Tebe-ovest)
Tomba della regina Nefertari, XIX dinastia

Iside o Aset, in egiziano st, fu una delle più popolari divinità femminili egiziane. All'inizio era una dea del cielo, i cui seguaci si erano stabiliti in tempi predinastici nel Delta settentrionale, forse a Sebennythos, versione greca per Theb-nether, capitale del XII nômo del Basso Egitto, l'odierna Samanhûd. Probabilmente Iside era anche la personificazione del trono reale: il suo nome è infatti identico a st ("seggio") e il geroglifico rappresentante un seggio o trono si trova spesso raffigurato sul suo capo.

la dea Iside con il faraone Ramses III

La dea Iside con il faraone Ramses III
Bibân el-Harîm (Valle delle Regine, Tebe-ovest)
Tomba del principe Amonherkhepshef, XX dinastia

Iside venne ritratta con aspetto di donna, in piedi o seduta su un trono, sovente in atto di allattare il figlio Horus. Come ornamento portava, oltre al trono, che foneticamente equivale al suo nome, un copricapo a forma di avvoltoio, quale segno della sua idendificazione con la dea Mut, nonché il disco solare tra due corna, simbolo di divinità cosmica. In mano teneva generalmente lo scettro di papiro e l'ankh (simbolo della vita). Raramente Iside apparve con le sembianze di sparviero.

Il santuario principale di Iside, che sembra molto antico ed era chiamato Neteru ("il divino"), si trovava nel XII nômo del Basso Egitto, che aveva per insegna una vacca col suo vitello. Si può supporre che questi siano stati identificati prima con Hathor e Horus (l'Antico) e poi con Iside e Horus (il Giovane). Iside sarebbe così diventata la dea locale di Neteru.

Questo santuario era distante solo 13 km da Busiris nel Delta occidentale, sito del più antico culto di Osiride: la vicinanza può avere favorito, come è avvenuto per molte altre coppie divine, l'unione di Osiride e Iside, che per il suo carattere mistico appare di origine chiaramente teologica. Dal momento del suo ingresso nel ciclo osiriaco, Iside divenne parte dell'Enneade eliopolitana, una delle quattro divinità figli di Geb e Nut (Osiride, Iside, Seth e Neftis). Nut l'aveva concepita durante il quarto dei cinque giorni epagomeni, create per lei dal dio Thot. Come sposo Iside ebbe il fratello Osiride.

Mitologicamente Iside fu il simbolo della sposa fedele e della madre ideale e ritualmente una divinità i cui attributi essenziali erano di carattere funerario: Iside infatti, insieme con la sorella Neftis, prestava assistenza a tutti i defunti, ai quali poteva essere utile anche per i suoi poteri magici, essendo considerata la dea-maga per eccellenza. Nel mito di Ra e Iside, la dea acconsente di guarire il dio Sole, morso da un'aspide (un serpente) da lei creato, a patto che egli le riveli il suo "nome segreto", cioè la sua reale essenza e le ceda, con questo atto, tutti i suoi poteri, di cui ella fece poi largo uso, ad esempio, nel corso delle vicende romanzesche narrate dal papiro Chester Beatty (racconto di Horus e Seth).

Iside era soprattutto nota come protagonista del mito osiriaco, tramandato in molte varianti, dai Testi delle Piramidi al racconto di Plutarco (Iside e Osiride). Assassinato Osiride dal fratello Seth, Iside percorre il paese alla ricerca della salma del marito e quando l'ha trovata, riesce ancora a concepire un figlio. Seth la perseguita ed ella si rifugia nel Delta, dove partorisce Horus che alleva di nascosto amorevolmente. Horus, divenuto adulto, è riconosciuto erede di Osiride dal tribunale dell'Enneade e Seth punito.

A Iside era dedicato un culto iniziatico nei "Misteri" omonimi che in epoca greco-romana si diffusero nel bacino mediterraneo, penetrando a fondo nella stessa civiltà romana. Di particolare rilevanza furono il suo tempio a Pompei e l'Iseum a Roma. Iside aveva anche un importante centro di adorazione nell'isola di Philae di fronte ad Assuan, chiamata dagli Egiziani Pilak, dove ebbe un proprio tempio sin da epoca remota, ricostruito da Tolomeo Filadelfo. Il suo culto sopravvisse in Egitto sino a Giustiniano (527-565 d.C.)

 

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