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Il Libro dei Morti

 

 

Ani e sua moglie nella sala del giudizio

Ani e sua moglie nella sala del giudizio
Particolare del "Libro dei Morti" di Ani, XVIII dinastia
Londra, British Museum

Il Libro dei Morti costituisce l'ultimo stadio nella evoluzione dei testi magico-religiosi che dovevano assicurare al defunto la necessaria protezione contro le forze malefiche dell'oltretomba. Le singole sezioni di cui si compone il testo vennero chiamate "Capitoli" dai primi traduttori, mentre lo specifico termine originale è "Formula", rappresentato in geroglifico dalla bocca umana; indicando con ciò che il testo doveva essere effettivamente letto. A ciò provvedeva il sacerdote, mentre accompagnava il defunto alla tomba. La tradizione mitica ne attribuisce l'originale a Thoth, patrono delle scienze. Tuttavia esso non è opera di una sola persona, né frutto di una determinata epoca, visto anche che le formule erano di ineguale lunghezza e differente valore poetico e occulto.

Queste formule traevano origine, almeno in parte, dai Testi delle Piramidi e dai Testi dei Sarcofagi e venivano redatte generalmente in scrittura geroglifica corsiva, in papiri arrotolati e deposti accanto alle mummie (nella regione tebana a partire dalla XVIII dinastia). In mezzo alle formule magiche emergono a tratti norme morali: "Detti da mangiare all'affamato, da bere all'assetato, vestii l'ignudo e traghettai chi era privo di barca..." Il capitolo CXXV contiene la famosa "Dichiarazione d'innocenza" che il defunto era tenuto a compiere nel corso della "Psicostasia" e che costituisce una importante documentazione sull'etica dell'antico Egitto. Queste raccolte assunsero forma completa e definitiva solo circa una decina di secoli dopo la loro apparizione, all'Epoca saitica, quando venne anche fissato un ordine di successione delle formule stesse che acquistarono, così, un carattere più organico di "libro".

Il nome "Libro dei Morti" fu utilizzato per la prima volta dall'egittologo prussiano Richard Lepsius, che pubblicò nel 1842 un testo pressoché completo di questo formulario, trovato su un papiro del Museo Egizio di Torino, suddividendolo in 165 capitoli. Questo nome, sebbene impreciso e inappropriato, fu accettato dall'archeologia ufficiale. Nel 1886 lo studioso svizzero Henri Naville, riunendo un insieme di papiri di età compresa tra la XVIII e la XX dinastia, pubblicò una edizione il più completa possibile di questa raccolta. Infine nel 1898 l'inglese Wallis Budge, aggiungendo testi che arrivavano fino all'epoca tolemaica, pubblicò una versione ancora più completa, che egli suddivise in 190 capitoli, aggiungendo al titolo di "Libro dei Morti", dato alla raccolta da Lepsius, quello originale utilizzato dagli antichi egiziani:
Peret-em-heru, ossia "Formule per uscire nel giorno".

 

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