fiore di loto

Manetone o Manethos

 

 

La storia dell'antico Egitto si divide in una serie di epoche più o meno differenziate, di cui ognuna ha profonde radici in quella precedente, portando a sua volta il seme di quella successiva. Un raggruppamento un po' arbitrario e artificiale di queste epoche, dall'inizio del periodo storico, costituiscono le cosiddette "dinastie" di Manetone.

Ai margini dell'odierna città di Samanhûd si trovano dei blocchi di quarzite e di granito rosa finemente lavorati; sono gli ultimi resti del tempio dell'antico Sebennito o Sebennytos. All'inizio del III secolo a.C. fra queste mura visse Manetone, uno dei più famosi sacerdoti-scienziati mai usciti dalle scuole dei templi. Purtroppo della sua vita non si sa quasi nulla. Neanche la sua provenienza è certa: qualcuno indica Mendes, secondo altri veniva da Heliopolis. Il suo nome è comunque egiziano. Egli conosceva i geroglifici ed era stato educato secondo la religione dell'Antico Egitto; ma era padrone anche del greco, lingua nella quale avrebbe composto le opere che lo resero famoso.

La tradizione attribuisce a Manetone diverse opere, tra cui alcune dissertazioni su temi come le dottrine, i riti e le feste religiose. Ma il suo lavoro principale era senz'altro la stesura di una storia del suo paese: "Fatti memorabili dell'Egitto" o Aegyptiaca, che conteneva il risultato di tutte le sue ricerche e che probabilmente sarebbe diventata per noi la migliore fonte per la ricostruzione della storia egiziana, se ci fosse giunto il testo originale. Questa cronaca, scritta da Manetone durante il regno di Tolomeo II, iniziava con il faraone Menes e finiva con la 2. conquista persiana del regno da parte del re Artaserse III.

Sfortunatamente l'Aegyptiaca è andata perduta e la conosciamo soltanto in parte attraverso riassunti e trascrizioni eseguiti da storici ebrei, come Giuseppe Flavio nel 70 d.C., e da cristiani, come Giulio Africano nel 220 d.C. ed Eusebio di Cesarea, scrittore e vescovo greco, nel 320 d.C. L'ultimo eco dell'opera di Manetone si trova in una cronaca che va dalla creazione del mondo fino all'inizio dell'impero di Diocleziano, redatta nell'800 d.C. dal monaco bizantino Giorgio, detto il Sincello.

Come sacerdote, Manetone aveva certamente accesso alle biblioteche e agli archivi dei templi, cosicché la sua storia si basava su fatti veri. Non è comunque da escludere che egli abbia usato anche racconti popolari e antiche leggende. Manetone distribuiva la lunga serie di faraoni a lui noti in trentun case reali o "dinastie". Ma i cronisti a cui dobbiamo la conservazione degli elenchi dei sovrani, ci hanno forniti indicazioni spesso contraddittorie riguardo alla durata dei vari regni; talvolta anche i nomi dei re e l'ordine di successione non corrispondono nelle diverse edizioni. Forse i troppi rimaneggiamenti hanno confuso sempre più il testo originale. Ciononostante per decenni la lista di Manetone fu per gli archeologi l'unico punto di riferimento e questa ripartizione è rimasta in uso anche presso gli egittologi moderni, nonostante le varie contraddizioni in essa rilevate. Anche molti aneddoti, attribuiti a Manetone e tramandati da trascrittori tardi, ci sembrano non sempre attendibili e sono perciò da interpretare con una certa prudenza.

 

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