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Gli Antichi Misteri nell'Egitto dei Faraoni

 

 

In egiziano il termine "Antichi Misteri" era reso con bes sheta, equivalente a "iniziazione segreta", da bes = "iniziare" e sheta = "misterioso". Tra gli scrittori di epoca classica che trattarono dei Misteri vanno ricordati Erodoto, Giamblico, Plutarco e Apuleio. Secondo Plutarco fu la dea Iside ad istituire i Misteri. Quelli di Osiride furono definiti "Grandi Misteri", quelli di Iside "Piccoli Misteri", indicando due diversi gradi di iniziazione.

Coloro che furono iniziati negli Antichi Misteri prestarono un solenne giuramento di mai svelare quanto era avvenuto entro le sacre mura. E' da ricordare, in ogni caso, che gli iniziati nei Misteri di ogni anno erano relativamente pochi e che di conseguenza il numero di persone a conoscenza dei loro segreti non era mai grande in nessun tempo. Ciò nondimeno si vennero a scoprire a sufficienza delle brevi allusioni, dei commenti di autori classici, delle frasi occasionali e delle iscrizioni scolpite che lasciavano intravedere qualche lieve traccia circa la natura di quelle oscure istituzioni dell'antichità. E quelle tracce ci assicurano che lo scopo dei Misteri, nel loro stato più antico ed incorrotto, era certamente alto: una fusione di scopi religiosi, filosofici e morali. "Addio, tu che hai vissuto ciò che non avevi mai finora vissuto; da uomo sei diventato un dio", erano le parole di congedo che l'iniziato orfeico dei sommi gradi sentiva.

Ogni uomo aveva la libertà di battere alle porte dei templi dei Misteri, ma se poteva o meno ottenere l'ammissione era un'altra questione. La prima fase dell'Iniziazione - quella che dimostrava la sopravvivenza - comportava una prova terribile e spaventosa come preludio al più piacevole risveglio dell'anima.

In alcune delle Iniziazioni elementari, ma non in tutte, ci fu un tempo in cui venivano usati mezzi meccanici per far credere al candidato che stava cadendo in un pericoloso abisso o era sopraffatto da una corrente impetuosa d'acqua o che era assalito da feroci animali. In tal modo il suo sangue freddo e il suo coraggio erano messi alla prova. Ma la prova più terribile era quella in cui, nel grado più progredito, doveva trovarsi di fronte a terrificanti creature dell'averno per un periodo di tempo in cui era temporaneamente reso chiaroveggente.

"La mente è presa da commozione e da agitazione, nella morte precisamente come lo è nell'Iniziazione ai Grandi Misteri; il primo gradino non è altro che errori, incertezze, fatiche, un continuo vagare e tenebre. Ed ora, arrivati alla soglia della morte e dell'Iniziazione, ogni cosa assume un aspetto terribile; non vi sono che orrori, tremiti e terrore. Ma, una volta svanita questa scena, una miracolosa luce divina si espande... perfetti ed iniziati sono ora liberi, coronati, trionfanti, mentre s'incamminano nelle regioni dei santi". Questo brano fu conservato da Stobèo (Stobâios) che lo tolse da un antico protocollo e dà conferma dell'esperienza di tutti gli altri iniziati.

Gli antichi papiri descrivono il candidato mentre era condotto a questo grado da Anubis, il dio dalla testa di sciacallo, Maestro dei Misteri; è Anubis che lo conduce attraverso la soglia del mondo invisibile e alla presenza di apparizioni terrificanti.

Il sapere insegnato in queste scuole d'Iniziazione era stato tramandato dalla rivelazione primitiva della verità direttamente alle prime civilizzazioni, e dovette essere protetto affinché mantenesse la sua purità. Sicché si può comprendere perché questi segreti fossero accuratamente nascosti e gelosamente difesi contro i profani.

La condizione in cui il candidato all'Iniziazione era immerso, non deve esssere confusa con il sonno normale. Era uno stato di trance che liberava il suo essere cosciente; era un sonno magico in cui egli, in modo paradossale, rimaneva sveglio, ma in un altro mondo.

Sarebbe inoltre un grave errore confondere tale sublime esperienza con quanto è in grado di produrre il moderno ipnotizzatore. Questi immerge il suo soggetto in una strana condizione che né l'uno né l'altro comprende perfettamente, mentre invece lo ierofante dei Misteri era in possesso di un sapere tradizionale segreto che lo metteva in grado di esercitare il suo potere perfettamente armato di una completa comprensione. L'ipnotizzatore influisce solo sul subcosciente del suo soggetto, senza prender parte lui stesso al mutamento della condizione; diversamente, lo ierofante invece sorvegliava e controllava ciascuno dei mutamenti, mediante le sue stesse forze percettive. Innanzi tutto l'ipnotizzatore è soltanto capace di chiarire, per mezzo del suo soggetto, questioni relative al nostro mondo materiale e alla nostra vita, oppure di compiere fatti subnormali con il corpo materiale. Lo ierofante andava più a fondo, e poteva guidare la mente del candidato passo a passo attraverso un'esperienza che coinvolgeva i mondi spirituali: impresa, questa, che supera le capacità di qualsiasi ipnotizzatore moderno.

Chi erano questi ierofanti, il cui potere sapeva produrre tale stupefacente trasformazione in un uomo? Questi venerabili custodi di un sapere superiore erano, come è logico, sempre in piccolo numero. Comprendevano ad un tempo tutti i Sommi Sacerdoti dell'Egitto, come pure certi membri superiori del clero. Il loro sapere era custodito con la massima riservatezza e tenuto in modo così esclusivo, che il nome dell'Egitto diventò, nei tempi classici, un sinonimo di mistero.

Nelle gallerie egiziane del Louvre, a Parigi, c'è una tomba di Ptah-Mer, Sommo Sacerdote di Menfi, che porta un'iscrizione che serve da epitaffio, con le seguenti parole: "Egli penetrò nei Misteri d'ogni santuario; nulla rimase a lui celato. Coperse con un velo tutto quanto aveva veduto". Gli ierofanti erano costretti a tenere questa riserva straordinaria per ragioni loro proprie, ma è evidente la necessità di escludere gli scettici da esperimenti che rappresentavano un pericolo così grande per la vita del candidato. Del resto era più che probabile che la gran parte degli uomini non fosse sufficientemente disposta o preparata per una tale impresa, che facilmente poteva portare alla pazzia o alla morte, e che pertanto era stata il privilegio di pochi.

Molti bussarono invano alle porte dei Templi dei Misteri, mentre altri, che facevano domanda, dovevano passare attraverso una serie graduata di prove che toglieva loro il coraggio o diminuiva il loro desiderio all'Iniziazione. Sicché, attraverso un processo di eliminazione e di esclusiva selezione, i Misteri divennero l'istituzione più chiusa dei tempi antichi, ed i segreti, svelati dietro alle loro porte ben custodite, erano sempre comunicati sotto il vincolo del giuramento solenne di non essere mai divulgati. Ogni uomo che usciva da quelle porte apparteneva poi per sempre ad una lega segreta che si muoveva e lavorava con scopi più elevati ed un sapere più profondo fra le masse profane. "Si dice che coloro che avevano partecipato ai Misteri diventassero più spirituali, più giusti e migliori sotto ogni aspetto" scrisse Diodoro Siculo.

E queste Iniziazioni non erano limitate all'Egitto. Le antiche civilizzazioni ereditarono questi Misteri da un'antichità ancor più remota ed essi facevano parte di una rivelazione primitiva data dagli dèi alla razza umana. Quasi ogni popolo dei tempi anteriori al Cristianesimo possedeva la sua istituzione e la sua tradizione dei Misteri. I Romani, i Celti, i Druidi della Bretagna, i Greci, i Cretesi, i Siriani, gli Indiani, i Persiani, i Maya e gli Indiani d'America, fra gli altri, avevano templi e riti corrispondenti con un sistema di graduate illuminazioni per gli iniziati. Aristotele non esitò a dichiarare ch'egli considerava assicurata la prosperità della Grecia dai Misteri Eleusini. Socrate fece notare che "coloro che sono a conoscenza dei Misteri assicuravano a se stessi ben piacevoli speranze di fronte all'ora della morte". Fra gli antichi che hanno confessato o fatto intendere di essere stati iniziati nei Misteri, possiamo includere i nomi di Aristide, l'oratore; di Sofocle, il drammaturgo; di Eschilo, il poeta; di Solone, il legislatore; di Cicerone; di Eraclito di Efeso; di Pindaro e di Pitagora.

L'inevitabile degenerazione dell'umanità portò alla scomparsa o al ritiro dei veri ierofanti e alla loro sostituzione con uomini non illuminati, causando in tal modo la degradazione dei Misteri. Uomini perfidi in cerca dei poteri della magia nera conquistarono infine queste istituzioni in Egitto ed altrove; e quindi quanto originariamente era sacro, esclusivo e dedicato a mantenere in vita una fiamma di conoscenza spirituale e di pure istituzioni, si tramutò in strumenti offensivi e degradati di forze corrotte. Questi sono tutti fatti storici e condussero alla scomparsa dei più splendidi gioielli dell'antichità.

Ma anche se i loro segreti sono periti con essi, la saggezza che nei loro giorni migliori avevano trasmesso agli uomini, ha pur trovato la sua testimonianza con l'illustre lista di nomi di uomini che cercarono ed ebbero la sublime esperienza di tale Iniziazione o che vi furono proposti ed accettati.

Più di un testo su papiro e più di un'iscrizione murale comprova con quanto fervore i primi Egizi rivivevano il rito di Osiride, e ci mostra con quale venerazione le masse consideravano coloro che avevano il permesso di penetrare nei santuari reconditi e nelle cripte consacrate, ove si svolgevano le più sacre e più intime fasi di quel rito. Infatti esisteva un grado sublime e finale dell'Iniziazione, in cui le anime degli uomini non solo erano temporaneamente liberate dai corpi, in una condizione di morte simulata per comprovare la verità della sopravvivenza dopo la grande metamorfosi, ma vi venivano effettivamente sollevate alle più alte sfere dell'esistenza, nel regno del Creatore stesso. In questa meravigliosa esperienza, lo spirito limitato dell'uomo era portato a contatto con l'infinito spirito della sua superiore divinità: era capace, per un breve tempo, di entrare in silente, magica comunione con il Padre dell'Universo e tale fugace contatto di un'estasi incomparabile era sufficiente a cambiare il suo intero atteggiamento verso la vita.

Una tale esperienza avveniva in uno stato di trance che, benché esternamente simile alla trance ipnotica dei primi gradi d'Iniziazione, internamente era del tutto diversa. Nessuna forza ipnotica potrebbe mai determinarla; nessuna cerimonia magica potrebbe mai evocarla. Soltanto i supremi ierofanti, che erano essi stessi uniti alle loro divinità, potevano, con la loro stupefacente forza divina, fondendo la loro volontà con la sua, svegliare il candidato alla coscienza della sua natura superiore.

La dottrina dell'immortalità dell'anima era ora più d'una semplice dottrina: era un fatto provato che gli era stato dimostrato appieno. Nel risvegliarsi alla luce del giorno, l'iniziato poteva veramente dire di se stesso di essere ritornato al mondo completamente trasformato e spiritualmente rinato. Egli era passato attraverso il cielo e l'inferno, e conosceva una parte dei loro segreti. Facendo voto di mantenere inviolati quei segreti, egli aveva pure acquisito il diritto e il dovere di basare da allora la sua vita e il suo comportamento sulla reale esistenza di quei mondi. Egli si muoveva fra gli uomini con l'assoluta certezza dell'immortalità, e benché tenesse per sé le fonti di quella certezza, non poteva fare a meno di trasmettere, anche se inconsciamente, un po' di fede in tale certezza ai suoi simili; e rinnovava le loro speranze, e li rafforzava nella loro fede per mezzo di quella misteriosa subcosciente telepatia che sempre passa fra gli uomini. Non credeva più alla morte; credeva soltanto nella Vita, in una Vita eterna, esistente in sé e per sé, perennemente conscia. Egli credeva ciò che il suo ierofante gli aveva svelato nei recessi custoditi del tempio; e cioè, che l'anima esisteva e che era per lui un raggio del sole centrale, un raggio di Dio. La storia di Osiride aveva acquistato un significato personale. Nel trovarsi rinato egli aveva trovato altresì Osiride, esistente in lui e che altri non era che il suo stesso immortale Io.

Questo era il vero insegnamento del più antico sacro testo dell'Egitto, "Il Libro dei Morti", che tuttavia, nella sua attuale forma nota è un miscuglio di papiri riferentisi sia ai morti che ai morti apparenti, - agli iniziati - causando pertanto un po' di confusione. Ch'esso appartenesse, nella sua forma primordiale, originale e schietta, ai Misteri è dimostrato in parte dal seguente passo: "Questo è un libro che tratta dei più alti misteri. Che l'occhio di nessun uomo (profano) lo veda: ciò sarebbe abominevole. Cela la sua esistenza. Il Libro del Maestro del Tempio Recondito, è il suo nome".

Perciò, nel "Libro dei Morti", la persona deceduta (in realtà l'iniziato) faceva precedere al suo nome quello di Osiride. Nelle più vecchie versioni di quell'antico testo il deceduto dice di se stesso: "Io sono Osiride. Io sono risorto come te, io vivo come gli dei!" rivendicando così la presente interpretazione, secondo la quale l'Osiride morto è in realtà l'iniziato apparentemente morto, ma sprofondato invece nella trance.

Potremo intuire il primo significato delle religioni antiche solo quando avremo compreso che i loro eroi simbolizzano l'anima umana e che le correlate avventure rappresentano le esperienze di quest'anima, nella sua ricerca del regno celeste.

Osiride diviene in tal modo una figura dell'elemento divino nell'uomo ed una storia simbolica di quest'elemento: la sua discesa nei mondi materiali e la sua riascesa alla coscienza spirituale.

Il suo favoloso smembramento in quattordici o quarantadue pezzi simbolizzava l'attuale smembramento spirituale dell'essere umano in una creatura la cui armonia d'un tempo è stata spezzata. La sua ragione è stata strappata via dai suoi sentimenti, la sua carne dallo spirito, mentre confusione e propositi contrastanti lo gettano qua e là. Così pure la storia di Iside che raccoglie i frammenti del corpo di Osiride e li restituisce alla vita, simbolizzava - allora nei Misteri e più tardi attraverso l'evoluzione - il riassestamento della natura contraddittoria dell'uomo a perfetta armonia, a quell'armonia in cui lo spirito e il corpo agiscono di comune accordo, e la ragione diventa parallela alla direzione del sentimento. Era il ritorno alla primaria unità.

La più elevata dottrina degli Egizi, che formava la base teoretica dei sommi gradi dell'Iniziazione, era che l'anima dell'uomo deve infine ritornare all'Essere divino da cui fu all'inizio irradiata, ed essi definivano questo ritorno "il diventare Osiride". Essi consideravano l'uomo già qui sulla terra un Osiride potenziale. Nel loro manuale segreto d'Iniziazione, il Libro dei Morti, l'anima liberata viene istruita a difendersi nei suoi lunghi e pericolosi viaggi attraverso le regioni infernali, non solo con l'impiego di amuleti, ma bensì proclamando audacemente: "Io sono Osiride".

"O anima cieca! Armati della fiaccola dei Misteri e nella notte terrena scoprirai il tuo Doppio luminoso, il tuo Essere celeste. Segui questa guida divina ed essa sarà il tuo Genio. Poiché egli tiene la chiave della tua esistenza, passata e futura", dice la stessa Sacra Scrittura.

L'Iniziazione significava pertanto l'entrata in una nuova concezione di vita; in una visione spirituale che la razza umana perdette nel lontano passato quando cadde dal "paradiso" nella materia. I Misteri erano un mezzo di riascesa interiore che portava di grado in grado ad uno stato di perfetta illuminazione. Essi svelavano dapprima quei mondi misteriosi che si trovano oltre la soglia della materia fisica e poi svelavano il più grande mistero di tutti: la divinità propria all'uomo.

 

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