fiore di loto

Mosè

 

 

Un iniziato di famosa origine straniera fu Mosè. Il Nuovo Testamento dice: "Mosè era stato istruito in tutta la saggezza degli egiziani". Ciò che significa questa frase - se va presa letteralmente - è che la più profonda saggezza degli egiziani fu a lui svelata. E ciò non poteva essere altro che la conoscenza impartita nei Misteri.

Inoltre, la stessa scrittura dichiara che "Mosè mise un velo sulla sua faccia". Possiamo farci un'idea sulla specie di questo velo se leggiamo più avanti che "fino a questo stesso giorno della lettura del Vecchio Testamento il medesimo velo rimane calato" (Corinzi, 2ª Epistola). Ciò indica che non era un velo fatto di stoffa, bensì un velo su un argomento comunicato mediante parole, vale a dire un velo sulla conoscenza. Quindi il velo che Mosè portava era in realtà rappresentato dal voto di silenzio e segretezza da lui pronunciato durante la sua iniziazione nei Misteri.

Tale saggezza posseduta da Mosè era stata da lui appresa nella famosa scuola del tempio nella città di Heliopolis, versione greca per Iunu, (e chiamata On nella Bibbia); una città scomparsa, che una volta era situata a poche miglia ad occidente del Cairo. Un sacro sentiero si estendeva dai piedi dell'altopiano sul quale erano erette le Piramidi, attraverso la pianura, alla sacra città di Heliopolis. E questi e Menfi vedevano nella Grande Piramide il loro più alto altare dei Misteri.

Heliopolis era un grande centro di cultura, sacro e secolare, con innumerevoli sacerdoti-studenti e maestri, con una vasta popolazione ed una biblioteca preminente che più tardi aiutò a formare quella famosa di Alessandria. Il giovane Mosè partecipò alle processioni cerimoniali intorno ai templi e trascorse molte ore a studiare attentamente i rotoli di papiro oppure immergendosi in profonde riflessioni. Secondo i vecchi archivi egiziani del sacerdote Manetone, Mosè progredì così bene nei suoi studi e nella formazione del suo carattere da superare tutti i gradi d'iniziazione, raggiungendo il raro e culminante grado di Adepto. Egli aveva quindi l'idoneità, per diventare, a sua volta, ierofante.

Nel Vecchio Testamento troviamo una serie di libri chiamati "il Pentateuco", che vengono attribuiti a Mosè. Contengono l'essenza di quella saggezza che Mosè desiderava comunicare apertamente al suo popolo, accoppiata a fatti più o meno storici sulla creazione del mondo e sulle prime razze dell'umanità.

Ora Mosè, nella sua qualità di Adepto, conosceva e usava la sacra scrittura degli iniziati, cioè i geroglifici nel loro terzo o segreto significato spirituale. Quando completò il "Pentateuco", ne scrisse il testo in geroglifici egiziani. L'accesso a quei testi era riservato ai suoi sacerdoti iniziati, che comprendevano i geroglifici. Ma dopo che gli Israeliti si furono stabiliti in Palestina, e secoli erano ormai passati, la conoscenza del significato dei geroglifici si era fatta vaga. A poco a poco il sacerdozio fu sempre meno familiare con quei caratteri e li poté decifrare solo con grande difficoltà. Ciò non sorprende se pensiamo che perfino nello stesso Egitto, nel quarto secolo a.C., l'arte di intraprendere i geroglifici era andata completamente perduta.

Allorché, dopo circa mille anni dal grande esodo degli Israeliti dall'Egitto, gli anziani d'Israele raccolsero quella collezione di libri che noi ora chiamiamo il Vecchio Testamento, le difficoltà che dovettero affrontare nel tentativo di tradurre le opere di Mosè in ebraico furono immense. Infatti Mosè scrisse da Adepto, mentre questi anziani, per quanto dotti, non lo erano. Dei malintesi si verificavano molto spesso; espressioni simboliche vennero intese letteralmente, cioè come fatti reali, immagini geroglifiche furono scambiate per immagini di cose esistenti, e frasi allegoriche subirono un'interpretazione fatalmente erronea. Un unico esempio basterà: i sei giorni della creazione significavano, nel linguaggio di Mosè, sei vasti periodi di tempo denominati simbolicamente giorni, per ragioni che ogni iniziato conosceva. Ma i letterati che lo traducevano letteralmente, loro credevano effettivamente ch'egli intendesse giorni di ventiquattr'ore soltanto.

Pertanto, quei primi libri della Bibbia contenevano strane nozioni che venivano prese alla lettera, - strane poiché la semplice scienza ufficiale giustamente corregge quei libri in molti punti - ma essi offrono cognizioni estremamente fruttuose se letti nella luce della comprensione di quanto fu insegnato nei Templi dei Misteri Egizi.

 

logo

Copyright © 2004 Katharina von Dosky
Vietata la riproduzione di testo, fotografie ed immagini senza il mio consenso




Valid HTML 4.01 TransitionalCSS Valido!