fiore di loto

La dea Neith

 

 

Neith era un'antica dea della caccia che già durante il periodo predinastico venne adorata a Saïs nel Delta occidentale. Il suo simbolo di culto, un arco con frecce incrociate, fa pensare che forse in origine era una dea guerriera. Potrebbe essere stata la divinità di un'antica tribù del Basso Egitto, visto che portava la corona rossa di quella regione.

Dai tempi antichi possedeva il titolo di "progenitrice degli dei", perchè nonostante che spesso la chiamarono figlia di Ra, si diceva anche, che fu lei a creare Ra dal "Nun", e qualche volta era ritenuta addirittura la personificazione delle acque primordiali. Secondo le tradizioni del tardo periodo, Neith fu la madre di Sobek, Iside, Horus ed Osiride. Durante la XVIII dinastia veniva identificata con la dea Hathor come protettrice delle donne.

la dea Neith

La dea Neith con la testa ornata dalla spola dei tessitori
Tomba del faraone Ramses I, XIX dinastia
Valle dei Re, Tebe-ovest

Quando durante il Medio Regno il commercio di lana acquistò grande importanza, Neith divenne la prottettrice dei lavori domestici ed ebbe come simbolo la spola dei tessitori. Il suo culto aumentò parecchio sotto le dinastie saitiche. Con i faraoni della XXVI dinastia che, dopo l'invasione dei assiri, riuscirono a riunificare tutto l'Egitto, la dea Neith divenne protettrice dell'intero regno ed il faraone Nektanebos I, della XXX dinastia, la indicava come sua madre.

Neith si occupava anche dei morti; in particolare proteggeva il re defunto e vegliava su di lui insieme a Iside, Neftis e Selkit. Generalmente Neith venne ritratta con aspetto di donna che in veste di dea guerriera portava la testa sormontata dalla corona del Basso Egitto, tenendo in mano l'arco con due frecce, e che in veste di dea domestica aveva la testa ornata dalla spola dei tessitori. Qualche volta Neith era raffigurata come la vacca cosmica Ihet che ogni giorno partoriva Ra. Il suo luogo di culto rimase Saïs, versione greca per Sait, capitale del V nômo del Basso Egitto, l'odierna Sa el Hagar.

 

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