fiore di loto

La dea Nekhbet

 

 

Nekhbet era una dea avvoltoio dell'Alto Egitto, la cui città di culto fu Nekheb (El-Kab), situata sulla riva destra del Nilo di fronte a Nekhen (Hierakonpolis), centro di culto del dio falco Horus (l'Antico). In tempo predinastico le due città furono unite come capitale dell'Alto Egitto. L'importanza di Nekhbet cresceva insieme a quella di Horus, "colui che unificò le due terre".

pettorale in oro
Pettorale in oro, pietre semi-preziose e paste vitree,
raffigurante il simbolo della dea avvoltoio Nekhbet
Tomba di Tutankhamon, XVIII dinastia

Mentre Horus rimase legato al Basso Egitto, Nekhbet divenne la protettrice del sud. Il dio principale del suo regno fu nei primi tempi Seth. Dopo che colui era caduto in disgrazia e fu rimpiazzato da Thot, la considerazione per Nekhbet aumentò e mentre prima erano Horus e Seth a eseguire le gesta del samtaui, più tardi questa "unione simbolica delle due terre" fu affidata a Nekhbet, in quanto divinità tutelare dell'Alto Egitto e alla dea cobra Uadjet, in veste di protettrice del Basso Egitto. Insieme ebbero il titolo di Nebti = "Le Due Signore" ed entrambe faccevano parte del protocollo ufficiale faraonico e del culto divino giornaliero.

Tolomeo IX fra le dee Uadjet e Nekhbet

Tolomeo IX fra la dea cobra Uadjet, protettrice del Basso Egitto
(a sinistra, con la corona rossa del Basso Egitto)
e la dea avvoltoio Nekhbet, divinità tutelare dell'Alto Egitto
(a destra, con la corona bianca dell'Alto Egitto)
Rilievo del tempio di Kom Ombo, 110 a.C.

Nekhbet, divenuta membro della mitologia solare, fu considerata la figlia nonchè l'occhio destro di Ra. Inoltre venne collegata al concetto di fertilità del culto di Osiride, in quanto ritenuta la sposa di Hapi, dio del Nilo. Il credo popolare la considerò perciò protettrice dei parti, per cui i greci la identificarono più tardi con la loro dea Selene Eilithyia. Siccome dalla sua città Nekheb iniziò un'importante rotta delle carovane che conduceva nel deserto orientale, ella fu venerata anche come patrona delle vallate del deserto. Infine venne equiparata alla dea Hathor ed inclusa nelle divinità di Heliopolis.

Spesso Nekhbet veniva rappresentata come donna con la testa sormontata dalla corona bianca dell'Alto Egitto, altre volte con corpo femminile e testa di avvoltoio, oppure in aspetto di avvoltoio, che in molte raffigurazioni si vede sospeso con gesto protettivo sopra il faraone. Quando invece si trova sugli architravi, ha l'aspetto di rapace con le ali spiegate che tiene tra gli artigli un segno shenu, simbolo dell'eternità.

La regina, considerata la incarnazione di Nekhbet, talvolta portava sul capo una spoglia di avvoltoio di oro e gemme incastonate, con la testa centrata sulla sua fronte, e che copriva con le ali la sua capigliatura.

 

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