fiore di loto

Le origini del Jazz

 

 

Bisogna risalire alle più lontane origini del jazz per comprendere storicamente ed esteticamente questa espressione musicale. Sebbene il jazz non può nè deve essere considerato come una diretta derivazione della musica africana, pur tuttavia non si può negare che alcuni elementi fondamentali si trovino alla base di questo lento processo di evoluzione e di trasformazione determinato dall'accostamento dell'anima negra con la nostra civiltà.

Il negro infatti sfruttando le sue qualità spirituali, migliorandole a poco a poco attraverso le inevitabili relazioni giornaliere con i bianchi, è giunto a creare una musica originale sotto tutti i punti di vista. Se si pensa agli strumenti primitivi della musica africana, alla completa ignoranza del più elementare principio armonico, si è indotti a negare qualsiasi correlazione fra questa musica e quella negra d'America, non potendosi facilmente ammettere che il jazz, complesso imponente di elementi polifonici, sia derivato dalle semplici, lineari e scarne melodie delle tribù africane.

Ogni uomo porta nella propria personalità indistruttibile una tradizione. Il negro porta alla civiltà moderna il contributo di un'anima semplice e sincera. Egli sente e vede molto differentemente da come vede e sente un bianco e al contatto della nostra civiltà, poeta nel più ingenuo e profondo significato della parola, porta il respiro di un mondo diverso, una forza ancor vergine non corrotta e sfruttata dalla civiltà. Nel campo musicale i negri hanno portato l'ardore della loro grande anima.

Piano piano l'edificio musicale si è modificato ed i compositori, chi più chi meno, tutti hanno subito il fascino della musica negra. Bisogna però distinguere la musica negra autentica, che sino ad oggi non ha subìto alcuna evoluzione, rimanendo costantemente allo stato primitivo e quella invece che, appropriatasi della tecnica musicale moderna e modificata in diverse parti, infondendole il suo ritmo irresistibile e frenetico, costituisce la base di tutte le orchestre da jazz. Entrambe si integrano, anzi l'una è la conseguenza e l'evoluzione dell'altra.

La musica negra, quella autentica, nasce per una necessità d'indole puramente superstiziosa, cioè nasce per la necessità di dare una particolare atmosfera ai diversi riti religiosi. Inoltre alla musica si attribuisce poteri soprannaturali quale l'allontanamento degli spiriti dalle proprie capanne, l'accattivarsi la benevolenza degli dèi e infine anche poteri curativi. Questo significa che il negro non fa della musica pura cioè fine a sè stessa ma un mezzo per ottenere determinati effetti e determinati scopi; egli cerca di volta in volta nella musica un appagamento alla sua fantasia romantica, al suo amore, al suo feticismo religioso. Si tratta di caratteri somigliantissimi alle origini musicali dell'Oriente e della Grecia.

Nascendo la musica prima di qualsiasi altra manifestazione artistica, la prima necessità del uomo era di esprimersi con il canto accompagnato più tardi da suoni. I compositori negri affidano quello che inventano alla fragile custodia della propria memoria riducendo il disegno musicale alla più grande semplicità. Gli intervalli musicali sono decomposti in altre frazioni diverse dal nostro sistema musicale. In quanto all'accordo dei vari strumenti essi suonano sempre all'unisono. Nella musica negra non troviamo una vera e propria concezione armonica ma una musica dove solo un elemento regge una nota vicina all'altra: l'elemento ritmico. L'elemento ritmico dei negri lo possiamo definire essenzialmente musicale a differenza di quello greco che era essenzialmente poetico.

Tratto da "Il Jazz, dalle origini ad oggi" di Augusto Caraceni
Ed. Suvini Zerboni, Milano 1937

 

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