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Perseguitati dalla collera di Seth, fratello e assassino di Osiride, Iside e suo figlio Horus trovarono rifugio nell'intricata macchia di papiro che ricopriva il delta del Nilo, evidenziando l'importanza di questa pianta nella mitologia e nella storia egizie.

Il nome egizio del papiro era ouadj, che significava "vigore", "giovinezza". Papyros, la denominazione greca, sarebbe derivato, secondo alcuni studiosi, dai termini egizi papero o papouro, che significherebbero "regale" o "quello del palazzo" e farebbero probabilmente riferimento al monopolio di Stato cui era soggetta questa pianta, che costituiva quasi un'esclusiva dell'amministrazione che se ne serviva per i suoi archivi.
Pianta nobile e regale, simbolo di gioia, scettro magico delle divinità, il papiro partecipava alla vita quotidiana degli Egizi. Si tratta di una specie vegetale che sviluppa alti fusti raggruppati in cespi e che, al tempo dell'Antico Egitto, ricopriva le regioni più umide del delta. Associato alla gioia e alla giovinezza, in ogni momento della giornata era presente in una forma o nell'altra nella vita degli Egizi. Infatti con il papiro venivano fabbricati sandali, teli di stoffa, cestini; inoltre tutti lo apprezzavano molto in cucina, "cotto a stufato", come raccomandava il buongustaio Erodoto. Il papiro svolgeva inoltre un ruolo di primaria importanza in campo nautico, in quanto veniva utilizzato per calafatare le imbarcazioni, per fabbricare vele e corde e per costruire piccole zattere che consentissero la circolazione nelle paludi.
Tuttavia, solo quando fu trasformato in carta bianca e resistente, indispensabile per la scrittura geroglifica, il papiro acquisì il suo immenso valore per la storia, permettendo di tramandare nei secoli testi preziosi per la conoscenza della civiltà egizia.
Il fusto di papiro veniva suddiviso in pezzi di lunghezza corrispondente all'altezza che si desiderava dare al foglio. Alcuni operai esperti dovevano separare delicatamente il midollo della pianta in sottili lembi, che in un secondo momento venivano appiattiti a colpi di martello. I frammenti traslucidi venivano successivamente accostati l'uno all'altro. Il foglio così ottenuto veniva poi umidificato e martellato a lungo; una volta asciugati, i fogli venivano incollati gli uni agli altri in modo da costituire dei rotoli (medjat), i più lunghi dei quali potevano raggiungere i 40 m. Le strisce di carta venivano infine arrotolate, mantenendo le fibre in orizzontale: sulla loro faccia interna lo scriba avrebbe scritto.