fiore di loto

Il papiro: l'oro verde del delta

 

 

Perseguitati dalla collera di Seth, fratello e assassino di Osiride, Iside e suo figlio Horus trovarono rifugio nell'intricata macchia di papiro che ricopriva il delta del Nilo, evidenziando l'importanza di questa pianta nella mitologia e nella storia egizie.

piante di papiro egiziano in fiore

Il papiro egiziano (Cyperus papyrus)
Pianta palustre, perenne, rizomatosa,
appartenente alla famiglia delle Cyperaceae

Il nome egizio del papiro era ouadj, che significava "vigore", "giovinezza". Papyros, la denominazione greca, sarebbe derivato, secondo alcuni studiosi, dai termini egizi papero o papouro, che significherebbero "regale" o "quello del palazzo" e farebbero probabilmente riferimento al monopolio di Stato cui era soggetta questa pianta, che costituiva quasi un'esclusiva dell'amministrazione che se ne serviva per i suoi archivi.

Pianta nobile e regale, simbolo di gioia, scettro magico delle divinità, il papiro partecipava alla vita quotidiana degli Egizi. Si tratta di una specie vegetale che sviluppa alti fusti raggruppati in cespi e che, al tempo dell'Antico Egitto, ricopriva le regioni più umide del delta. Associato alla gioia e alla giovinezza, in ogni momento della giornata era presente in una forma o nell'altra nella vita degli Egizi. Infatti con il papiro venivano fabbricati sandali, teli di stoffa, cestini; inoltre tutti lo apprezzavano molto in cucina, "cotto a stufato", come raccomandava il buongustaio Erodoto. Il papiro svolgeva inoltre un ruolo di primaria importanza in campo nautico, in quanto veniva utilizzato per calafatare le imbarcazioni, per fabbricare vele e corde e per costruire piccole zattere che consentissero la circolazione nelle paludi.

Tuttavia, solo quando fu trasformato in carta bianca e resistente, indispensabile per la scrittura geroglifica, il papiro acquisì il suo immenso valore per la storia, permettendo di tramandare nei secoli testi preziosi per la conoscenza della civiltà egizia.

I raccoglitori di papiro

Nelle zone paludose del delta del Nilo, il papiro trovò l'ambiente ideale per svilupparsi, formando vere e proprie foreste: infatti i fusti possono raggiungere un'altezza di 5-6 metri. Qualche raro villaggio, addossato sulle collinette risparmiate dalle piene, ospitava i contadini che vivevano di allevamento, caccia e pesca. Questo universo costituito da terra, mare e cielo riuniva dunque tutti coloro la cui vita era intimamente connessa alla "pianta regale". Tra gli abitanti del delta, c'erano anche i famosi "raccoglitori di papiro", che lavoravano nel cuore di un intrico di piante verdeggianti (papiri, fiori di loto bianchi e azzurri, acacie del Nilo), cercando con attenzione scrupolosa i fusti meglio sviluppati della preziosa pianta.

Un compito impegnativo

La mansione che dovevano svolgere i raccoglitori di papiro era alquanto gravosa, dal momento che lo spostamento sui terreni fangosi delle paludi era difficoltoso: le sabbie mobili, gli acquitrini e gli stagni erano altrettante trappole che bisognava evitare, per non parlare del fatto che era assai facile incontrare ippopotami, coccodrilli e serpenti, che apprezzavano in modo particolare la quiete e l'ombra delle foreste di papiro. Giunta la sera, curvi sotto il peso di immensi fasci, i raccoglitori si recavano lungo angusti sentieri, noti soltanto a loro, nei laboratori in cui la pianta avrebbe subito le debite trasformazioni. Dopo la consegna, ognuno ritornava nella propria abitazione a bordo di leggere imbarcazioni costituite da fusti di papiro intrecciati.

La trasformazione del papiro in carta richiedeva una specifica lavorazione che gli Egizi si tramandarono nei secoli.

Nel laboratorio

Fin dai tempi più remoti dell'epoca predinastica, gli Egizi sapevano trasformare il midollo fibroso contenuto nei fusti di papiro in carta bianca, morbida e resistente, che non assorbiva l'inchiostro e non subiva le alterazioni del tempo. Poiché la sua produzione era alquanto costosa, l'uso del papiro era rigidamente regolamentato e riservato ai testi importanti: archivi, contabilità, testi religiosi, scientifici e letterari. La presenza di un rotolo di papiro all'interno di una tomba rivelava la condizione sociale elevata del defunto.

Il fusto di papiro veniva suddiviso in pezzi di lunghezza corrispondente all'altezza che si desiderava dare al foglio. Alcuni operai esperti dovevano separare delicatamente il midollo della pianta in sottili lembi, che in un secondo momento venivano appiattiti a colpi di martello. I frammenti traslucidi venivano successivamente accostati l'uno all'altro. Il foglio così ottenuto veniva poi umidificato e martellato a lungo; una volta asciugati, i fogli venivano incollati gli uni agli altri in modo da costituire dei rotoli (medjat), i più lunghi dei quali potevano raggiungere i 40 m. Le strisce di carta venivano infine arrotolate, mantenendo le fibre in orizzontale: sulla loro faccia interna lo scriba avrebbe scritto.

Tratto da "Egitto, Storia e Mistero"
Istituto Geografico De Agostini, Novara 1998

 

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