fiore di loto

Il pensiero religioso nell'Antico Egitto

 

 

Per cercare di capire la mentalità egizia forse il modo migliore è quello di studiare la sua religione. Per un occidentale intriso di razionalismo e di credenze giudaico - cristiane (che le accetti o le rifiuti), avvicinarsi al pensiero egizio è un'impresa difficile, poiché l'erudizione, indispensabile ausilio, non è più sufficiente. Come ha scritto l'egittologo tedesco Siegfried Morenz, "esistono dati che occorre afferrare direttamente con il cuore se se ne vuole cogliere la profondità": i principi del pensiero egizio sono di questo tipo.

L'Egitto non ha conosciuto una religione paragonabile al cattolicesimo o all'islamismo che si fondano su una rivelazione, sull'onnipresenza di un individuo che si proclama inviato da dio, su un libro sacro e su dei dogmi. Nulla di simile è accaduto in Egitto. Per gli Egizi la manifestazione del divino non può essere datata: iscriverla nel tempo significherebbe renderla peritura. Quello che è nato nel tempo umano e nella storia morirà. Il divino non può essere ridotto alla sfera dell'umano. Quando la potenza divina organizzò la creazione, fu certamente la "prima volta"; ma questa è riattualizzata dai riti. Quando essi sono celebrati correttamente, la "prima volta si compie di nuovo".

Il faraone, la cui funzione ha origini divine e la cui natura si manifesta nella luce, non è né Cristo né Maometto. Non predica la buona novella, non deve convertire nessuno, non proclama guerre sante: il suo ruolo è quello di porre la Regola di Maat al posto del disordine, mantenere l'armonia fra il cielo e la terra, rendere il suo popolo felice di vivere, aprendogli le strade dell'immortalità.

Nell'Egitto dei faraoni non c'è mai stato un testo sacro considerato come definitivo e tale da imporre ai credenti una verità stabilita una volta per tutte. Nei cosiddetti testi religiosi torna spesso la formula: "altro modo di dire", cioè un'altra maniera di considerare una certa idea, una certa percezione, un certo simbolo. Il pensiero di un saggio non annulla quello di chi lo ha preceduto, ma vi si aggiunge e lo arricchisce. Questa assenza di dogmi è una delle più grandi ricchezze del pensiero egizio, flessibile, dinamico, in continuo cambiamento. Grazie a questa libertà di creazione e al rispetto degli altri, l'Egitto dei faraoni ha evitato qualunque guerra di religione. In Egitto nessuno è stato ucciso in nome di un qualche dio.

 

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