fiore di loto

La Psicostasia

 

 

papiro di Hu-nefer

Particolare del cosidetto "Libro dei Morti" di Hu-nefer
Regno di Sethos I, XIX dinastia
Londra, British Museum

Il termine "psicostasia" significa "pesatura dell'anima" ed è riferito al giudizio cui deve sottostare il defunto alla presenza di Osiride e dei quarantadue giudici dei morti nell'Aula Maaty, cioè della Verità e della Giustizia. Innanzi ad ogni Giudice, egli pronuncia una formula, affermando di non aver commesso una specifica colpa. L'insieme di queste affermazioni costituiscono la sua "dichiarazione d'innocenza". La veridicità di questa dichiarazione è controllata da una bilancia, su uno dei cui piatti è posto il cuore del defunto e sull'altro la piuma, simbolo della dea Maat.

Thot, talvolta rappresentato dal cinocefalo, registra il risultato. In caso di esito negativo lo spirito del defunto veniva sbranato da un mostro chiamato Ammit. Al termine del giudizio, superato favorevolmente, il defunto veniva "giustificato", dichiarato cioè "giusto di voce", ed era ammesso ai Campi Elisi.

Etimologicamente la parola "psicostasia" equivale in greco a "pesatura dell’anima", ed il suo impiego nei confronti della cerimonia egiziana è dovuta ad una similitudine formale con quanto descritto da Eschilo in un’opera andata perduta, nella quale, secondo Plutarco, Thetis ed Eôs avevano pesato sulla bilancia il "soffio di vita" di Achille e di Memnon.

 

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