fiore di loto

Lo scriba

 

lo scriba
Statua di uno scriba
Calcare dipinto, Sakkara V dinastia
Museo del Louvre, Parigi

Lo scriba è colui che sa leggere e scrivere; è il servitore del dio Thot, signore della lingua degli dei (i geroglifici), e della dea Seshat "la signora dei libri". Il suo modello è Imhotep, visir, scriba reale e architetto del faraone Djoser, creatore della piramide a gradoni di Saqqara, medico, mago, saggio fra i saggi. Scrivere è un gesto rituale di altissima importanza, soprattutto quando si tratta di geroglifici, portatori di potenza.

Esistettero almeno due grandi classi di scribi, molto diversi l'una dall'altra. La prima comprendeva i "portatori del rotolo divino" (spesso chiamati "sacerdoti lettori"), gli iniziati alla Casa della Vita, i custodi dei segreti, coloro che avevano accesso agli archivi sacri (i bau Ra, "anime della Luce divina"). Questi scribi, il cui numero fu sempre ristretto, non uscivano mai dai templi.

La seconda classe di scribi comprendeva una grande quantità di funzionari, più o meno colti, più o meno specializzati, ai quali era affidata l'amministrazione del paese. Per molti egizi diventare scriba fu un fine da perseguire, giacché la professione godeva di privilegi sicuri e della stima altrui. Un testo che gli egittologi hanno intitolato "La satira dei mestieri", descrive i lati negativi di tutte le professioni: l'agricoltore, l'artigiano o il militare sono oppresso da mali uno più duro dell'altro da sopportare, mentre lo scriba vive in una felicità perenne. Bisogna però ricordare che questo esercizio retorico fu redatto da... uno scriba.

C'erano fra gli scribi dell'amministrazione piccoli tiranni, uomini pigri, pedanti o incapaci. Ma nel complesso gli scribi compivano il loro lavoro con competenza e serietà. Secondo l'archeologo russo Berlev l'Egitto è il solo paese in cui i funzionari hanno davvero salvato il popolo dalla carestia e hanno agito davvero come una forza produttiva. Di fatto i scriba-funzionari, posti sotto l'autorità del visir, non dovevano solo preoccuparsi delle ricchezze acquisite, ma soprattutto prevedere le annate cattive, conseguenza di piene troppo violente o troppo deboli, quindi allestire e mantenere le scorte. La rarità delle carestie prova a sufficienza la notevole efficacia della loro azione.

 

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