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Generalmente Shu vennne raffigurato con le sembianze di un uomo con la barba, che porta una piuma di struzzo sul capo (il geroglifico del suo nome), oppure quattro lunge piume come simbolo delle quattro colonne del cielo che sostengono Nut, la dea che rappresentava la volta celeste. Un'altra forma in cui veniva rappresentato, unitamente a sua sorella e sposa Tefnut, era quella del leone, che ebbe come centro di culto Leontopolis, versione greca per Menset, nelle vicinanze di Heliopolis.
Shu e Tefnut erano i figli del dio primordiale Atum o Ra, ed insieme formarono la prima coppia divina della grande Enneade di Heliopolis. Il nome di Shu significa "alzare". Egli era il dio dell'aria che con le braccia alzate sostiene il cielo, e facendo così, separa Geb, la terra, dalla sua sposa Nut, il cielo.

Il dio Shu fu anche la personificazione teologica del respiro o soffio vitale che serve a ogni creatura mortale per vivere e talvolta simboleggiava anche il vuoto divino. Il successivo sincretismo (fusione di elementi di dottrine religiose diverse) ha portato all'assimilazione di Shu ad altre divinità quale Khonsu, Thoth, Onuris e Khnum.