fiore di loto

I simboli sacri dell'Antico Egitto

 

 

Per gli antichi egizi i simboli avevano un ruolo particolare sia nella vita quotidiana che nel culto degli di. Molti simboli erano portati in forma di amuleto dai vivi, e come oggetto funerario accompagnavano i morti nella tomba. Secondo la tradizione, una combinazione di pi simboli aumentava il loro potere magico.

 

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l'akhAkh

L'Akh era uno dei principi spirituali dell'individuo reso come "anima trasfigurativa del divino nell'umano". Gerarchicamente era il principio più elevato ed in origine venne attribuito solo agli dèi e al faraone e solo successivamente ai comuni mortali.

L'Akh era il simbolo di una forza interiore che permetteva all'uomo, tramite un lungo lavoro su se stesso, la riascesa alla coscienza spirituale, portando l'anima, attraverso uno stato di perfetta illuminazione, a ritornare alla divinità. (La più elevata dottrina degli Egizi, che peraltro formava la base teoretica dei sommi gradi dell'Iniziazione, era che l'anima dell'uomo deve infine ritornare all'Essere divino da cui fu all'inizio irradiata). L'Akh era raffigurato dall'ibis, un uccello dal becco molto lungo.

 

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l'ankh, la croce ansataAnkh

Il simbolo della vita, l'ankh, è formato da una T che al centro della barra orizzontale ha attaccato un cappio ovoidale. Questo geroglifico indicava la forza divina, la vita eterna nonchè i fluidi vitali. Molte divinità sono rappresentate in atto di rivolgere l'ankh verso il faraone, trasmettendogli cosi il soffio della vita. Il cartiglio contenente il nome del faraone era seguito dalla sigla: ankh, udjat, seneb, cioè "vita, salute, forza". Talvolta si trova l'ankh dotato di braccia umane che sostengono il disco solare oppure uno stendardo sacro. I Copti adottarono l'ankh chiamandolo Croce Ansata e facendone così un simbolo cristiano.

 

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l'avvoltoio, simbolo della dea NekhbetAvvoltoio

Questo pettorale d'oro, riccamente lavorato a intarsio con pietre semi preziose e pasta vitrea, venne rinvenuto all'interno di un cofanetto nella camera del tesoro del faraone Tutankhamon.

L'avvoltoio era il simbolo della dea Nekhbet, che oltre a essere la divinità tutelare dell'Alto Egitto, si occupava della protezione del re. Perciò in molte raffigurazioni si può vedere un avvoltoio sospeso con gesto protettivo sopra il faraone. Quando invece si trova sugli architravi, ha l'aspetto di rapace con le ali spiegate che tiene negli artigli il segno shenu, simbolo dell'eternità. Spesso nei sepolcri si trova un avvoltoio sui montanti delle porte che permette di precisare l'orientazione rituale della tomba.

La regina, considerata la incarnazione della dea Nekhbet, talvolta portava sul capo una spoglia di avvoltoio di oro e gemme incastonate, con la testa centrata sulla sua fronte, e che copriva con le ali la sua capigliatura.

 

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il baBa

Il Ba era uno dei principii spirituali dell'uomo, paragonabile alla nostra "anima", il quale dava la facoltà al morto di "uscire alla luce del giorno". Aveva aspetto di uccello con testa umana e spesso venne raffigurato mentre visitava il defunto nella tomba portandogli il soffio vitale. Anche il Ba, come il Ka, aveva bisogno di rigenerarsi e perciò appare nei papiri funerari e sulle pareti delle tombe, in atto di cibarsi dei frutti dell'albero sacro.

 

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la pietra benbenBenben

Dove oggi la città del Cairo si estende verso nord-est, un tempo c'era Iunu, una città sacra degli antichi Egiziani. Nella Bibbia fu chiamata On, ma più conosciuta è con il suo nome greco "Heliopolis". In questo importante centro religioso fin dai tempi più remoti veniva venerata una pietra sacra - il benben - che, secondo la leggenda, fu la prima ad emergere dalle acque primordiali, dette "Nun", all'inizio della creazione.

I sacerdoti che custodivano il tempio di Heliopolis venivano chiamati "i più grandi tra gli osservatori", una denominazione che sembrerebbe avere riferimenti astronomici. Dunque, secondo alcuni, la pietra Benben potrebbe essere stata una meteorite con una particolare forma che le piramidi avrebbero poi ripreso e sia la punta delle piramidi che la punta degli obelischi a forma piramidale è chiamata appunto Benben.

 

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Bennu, l'uccello sacroBennu

Il Bennu o Benu era un uccello sacro a Heliopolis ed identificato con la Fenice (gr. phôinix), uccello favoloso, della grandezza dell'aquila e dalle ali dorate. La leggenda eliopolitana narra che l'uccello sorse dalle fiamme di un albero di persèa* sacro cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra. Nei testi funerari il defunto viene talvolta assimilato al Bennu. La sua immagine era un'aquila d'oro con la testa di airone.

* (persèa: genere di piante arbustacee e arboree, comprendente piante da frutto, fra cui l'avocado e specie ornamentali)

 

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il pilastro djedDjed

Il pilastro djed (anche ded), una colonna con quattro barre, era il simbolo di culto dei antichi seguaci di Osiride, il cui significato non è ancora del tutto chiarito. Forse rappresentava un albero a cui furono tolti i rami, forse un cedro della Siria o del Libano che i seguaci di Osiride portarono dalla loro patria e per il quale chiamarono la loro città Djedu (più tardi Busiris).

Il djed era un simbolo della forza che deriva dal grano e faceva perciò parte dei riti agrari della fertilità, poi diventò sinonimo di stabilità. All'inizio del Nuovo Regno fu paragonato alla colonna vertebrale di Osiride.

 

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il fiore di lotoFiore di Loto

Il fiore di loto era un simbolo di stabilità e di durata, uno dei tanti amuleti capaci, secondo gli Egizi, di attrarre il bene e di allontanare il male. A questo fiore fu attribuito una parte determinante nelle leggende di creazione, e più precisamente nella cosmogonia di Hermopolis:

Un fiore di loto era la prima pianta a sorgere dalle acque primordiali. Un'antica divinità di nome Nefertum, il cui nome significa "loto", fu creato da questo fiore e dalle sue lacrime nascevano gli uomini. Di conseguenza il fiore di loto assunse in tutto l’Egitto una grande importanza simbolica, diventando anche la pianta araldica dell'Alto Egitto.

 

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il kaKa

Forse nell'antico Egitto non esisteva un termine religioso altrettanto difficile da spiegare come il Ka. Noi oggi non possediamo nessun concetto simile e neanche nella nostra lingua una parola adatta. Ka era un'espressione per l'energia vitale creatrice e protettiva. Poteva perciò indicare sia il potere creatore proprio delle divinità, sia la forza conservatrice che animava la dea Maat, l'ordine cosmica. Era la somma delle qualità divine che danno la vita eterna.

Il Ka rappresentava l'elemento di contatto tra il corpo fisico ed i principii spirituali d'ordine superiore quali l'Akh ed il Ba. Era ritenuto un "doppio", praticamente identico a una persona. Nel singolo individuo si usava il termine Ka spesso in relazione alla morte: "Andare dal proprio Ka" era equivalente a "morire". La manifestazione del Ka nel uomo comune avvenne solo dopo la morte, mentre il Ka del faraone si manifestava già durante la vita del sovrano, seguendone la curva ascendente. Infatti venne raffigurato sia come fanciullo (esattamente come controparte dell'essere che rappresenta) che da adulto, mai da vecchio. Il suo simbolo sono due braccia alzate. Questo segno si ritrova anche sulla ceramica predinastica.

Il Ka era considerato la forza vitale che sopravvive alla morte del corpo, e le preghiere dirette al defunto venivano perciò rivolte al suo Ka. Per continuare una vita simile a quella condotta sulla terra, il Ka aveva però bisogno del supporto fisico dato dal corpo mummificato, di offerte funebri, nonché di particolari riti religiosi, che venivano celebrati da un gruppo speciale di sacerdoti "i servitori del Ka". Il Ka aveva il potere di disturbare i viventi ed opportune precauzioni erano prese, nel corso dei funerali, per impedire la sua uscita dalla tomba. Può essere in parte paragonato all'umbra dei latini. La particolare concezione che lo riguarda è sopravvissuta tra gli arabi col nome di karin.

 

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il nodo di IsideNodo di Iside

Il nodo di Iside o tet era uno degli amuleti più potenti e diffusi nell'Antico Egitto che prometteva una protezione generale a vivi e morti. Ha l'aspetto indefinibile di una croce ansata con le due braccia laterali abbassate. Il significato originale non è sicuro. Il suo costante impiego nelle decorazioni accanto al pilastro djed, dedicato a Osiride, portò in epoca tarda a un collegamento a Iside. Il nodo della cintura delle divinità in alcune raffigurazioni somiglia nella forma a questo simbolo.

 

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pschent, la doppia corona dell'Antico EgittoPschent

Pschent era il nome che indicava la doppia corona, simbolo del dominio sull'Alto e sul Basso Egitto. E' formata dalla corona bianca Hedjet o Heget, simbolo del dominio sull'Alto Egitto, inserita nella corona rossa Deshret, simbolo del dominio sul Basso Egitto.

 

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scarabeo con disco solareScarabeo

Il sacro scarabeo era oggetto di venerazione già nei Testi delle Piramidi. L'animaletto originale era lo scarabeo stercorario Scarabaeus sacer che per gli Egiziani era Khepri, divinità solare e simbolo di rinascita. Lo scarabeo costituiva un potente e diffusissimo talismano, specialmente se nella parte liscia portava una iscrizione o segni magici. Ornava molti oggetti e veniva impiegato anche negli anelli sigillo o montato in stupendi pettorali e braccialetti.

"Lo scarabeo del cuore" - chiamato così, perché veniva posto sulla mummia in corrispondenza del cuore - era un'amuleto fatto di argilla smaltata, diaspro o di pietra verde, il colore simbolo della rinascita. Sia come gioiello che come oggetto funerario, lo scarabeo era sempre l'emblema della risurrezione.

 

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shenu, l'anello sacroShenu o Cartiglio reale

L'anello shenu era un segno sacro che costituiva il simbolo dell'eternità e venne usato per contenere il prenome ed il nome del faraone. La sua forma originaria era circolare, ma per contenere i nomi che con il tempo diventavano sempre più lunghi, assunse forma ellittica. Come dimostra il suo aspetto iniziale, si trattava di un segno solare con funzione protettiva ed era collegato ai nodi magici ottenuti con la corda. Infatti il cartiglio è costituito da un giro di corda a due fili paralleli legati alle loro estremità.

 

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l'udjatUdjat

Lo udjat era l'occhio del dio falco Horus, antica divinità del cielo. Un mito, la cui versione più antica appare nei Testi delle Piramidi, narra il combattimento tra Horus l'Antico e Seth, nel corso del quale Seth strappa all'avversario l'occhio sinistro, quello che rappresentava la luna. Ma Horus riesce a ritrovarlo e lo ripone al suo posto, dandogli il nome di udjat = "colui che è in buona salute".

Questo simbolo era considerato un'importante talismano contro ogni elemento negativo e venne ampiamente usato in religione e in magia, dove era legato al concetto di integrità e di protezione fisica. In particolare difendeva dalle malattie e prometteva anche ottima vista e eterna virilità a chi lo portava.

 

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il cobra realeUreo

Questo ureo d'oro intarsiato di pietre semi-preziose fu ritrovato fra i detriti in una camera della piramide di Sesostris II, probabilmente dimenticato dagli antichi saccheggiatori.

Il termine "ureo" deriva dalla trascrizione greca dell'egiziano iaret, che indica il cobra con la gola gonfia in atteggiamento aggressivo. L'ureo, emblema di regalità, veniva applicato alle corone e con il soffio del suo temibile veleno proteggeva il sovrano dagli influssi nefasti. Secondo una leggenda, era l'occhio di Ra trasformato in serpente, ma era anche la forma assunta dalla dea Uadjet, tutelare del Basso Egitto.

 

 

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