Le poesie di Torquato Tasso
(scrittore e poeta italiano, 1544-1595)
Odi, Phyllis
Odi, Phyllis, che tuona: odi che'n gelo
il vapor di lassù converso piove;
ma che curar dobbiam che faccia Giove?
Godiam noi qui, s'egli è turbato in cielo.
Godiamo amando, e un dolce ardente zelo
queste gioje notturne in noi rinnove:
tema il volgo i suoi tuoni, e porti altrove
fortuna, o caso il suo fulmineo telo.
Ben folle, ed a se stesso empio è colui,
che spera, e teme: e in aspettando il male,
gli si fa incontro, e sua miseria affretta.
Perisca il mondo, e rovini: a me non cale,
se non di quel, che più piace e diletta;
chè se terra sarò, terra ancor fui.
Qual rugiada
Qual rugiada o qual pianto,
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stelle un puro nembo
e l'erba fresca in grembo?
Perché ne l'aria bruna
s'udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l'aure insino al giorno?
Fun segni forse de la tua partita,
vita de la mia vita?